TODO CAMBIA ...

lunedì 8 luglio 2019

PRENSA LATINA NEL CASTELLO ERRANTE

Roma, 8 lug
Con la partecipazione di giovani registi provenienti da 10 paesi
dell'America Latina continua oggi la terza edizione annuale del '' International Film Residence Castello Errante ''.
Il tema centrale della formazione e della produzione audiovisiva, è 'Il confine' nel suo etimologico, storico, culturale e significato simbolico come l'autore del progetto, Adele Dell'Erario detto che le informazioni sull'evento pubblicato sul suo sito web www.castelloerrante.ric.it.
Castello Errante vuole contribuire al superamento dei confini attraverso la scoperta delle proprie identità e la ricchezza di scambi che l'arte è in grado di praticare.
La terza edizione del corso si riunisce tutto il mese nella città medievale di Torri in Sabina, un piccolo paese situato a circa 66 chilometri a nordest di Roma, anche se le attività qui svolte presso il Centro Sperimentale di Cinematografia-Escuela Nacional de Cine, una delle istituzioni sponsorizzazione.
collabora anche con il progetto America Latina Italo dell'Istituto e le ambasciate di Argentina, Cile, Costa Rica, Cuba, Guatemala, Messico, Nicaragua, Perù, Repubblica Dominicana e Uruguay, con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il governo Regione Lazio.
Con la gestione attiva della Ambasciata di Cuba in Italia, alla presenza culminata nella riunione del regista José Luis Aparicio sette cortometraggi inviati dal giovane Visualizza dell'Istituto Cubano d'Arte e Industria Cinematografica, per un dibattito sul cinema quel paese.
Una proposta dalla missione diplomatica dell'isola, lo scrittore italiano Roberto Fraschetti ha tenuto una conferenza sul tema, legato alla storia di Cuba e la sua Rivoluzione, con l'accento sulla importanza di mantenere invariati i 'confini' quando si tratta di Onestà e creazione intellettuale.
Inoltre, il giorno dopo domani è in programma un concerto del famoso pianista cubano Marcos Madrigal, presso il Santuario di Vescovio a Torri in Sabina, con pezzi di suoi compatrioti Ernesto Lecuona, José María Vitier e Aldo Lopez Gavilan, insieme ad altri Moses Venezuela Moleiro e l'argentino Alberto Ginastera. (tratto da Prensa latina - tgi/fgg)

venerdì 5 luglio 2019

OSPITE DEL CASTELLO ERRANTE

Ospite del Castello Errante La casa internazionale del cinema. Con gli studenti del 3 corso abbiamo parlato di "CONFINI E RIVOLUZIONI" e naturalmente di CUBA che continua ad essere l'esempio da seguire, degli uomini che hanno fatto la Storia in un secolo e mezzo di lotte continuano a essere lo specchio morale e l'esempio da seguire. Fidel, Ernesto Guevara, Camillo Cienfuegos e prima ancora Toni Guiteras e Julio Mella...ognuno con il proprio carattere ma con la stessa incorruttibilità e con i desiderio di "CAMBIARE CIO' CHE VA CAMBIATO". In chiusura ho citato Pier Paolo Pasolini. un altro esempio che non ha mai ceduto alle sirene del Potere e che non, mai spostato la sua linea di confine morale e i cui pensieri continuano ad essere un monito per le generazioni di giovani intellettuali. Un grazie particolare al popolo cubano e agli amici dell'ambasciata di Roma.

giovedì 25 aprile 2019

LA MIA INTERVISTA A CUBADEBATE


“Noi dobbiamo dire qui quella che è una verità conosciuta, che l’abbiamo espressa sempre davanti al mondo: fucilazioni, sì, abbiamo fucilato, fuciliamo e continueremo a fucilare”. Ernesto Che Guevara, ONU, 1964  

“Mi chiedi perché su altre realtà africane o sudamericane ho scritto solo un libro ed invece su Cuba quattro? Dipende dalla prima volta che sono stato in questa Isola Ribelle, quando ho scoperto il suo popolo fiero, che non si è mai piegato all’Imperialismo, ed è nata una passione che dura ancora oggi!”. Chi mi sta raccontando del suo amore per Cuba è lo scrittore romano Roberto Fraschetti, che quest’anno ha presentato qui a la Feria del Libro de L’Avana il quarto libro della saga dei Gutierrez, “Il vento prima del vento”.
“In realtà io pensavo scrivere solo un libro su Cuba, che è poi diventato l’ultimo, e quando ho incominciato a studiare la storia dell’Isola ho scoperto che effettivamente tutte le Rivoluzioni cubane sono connesse da un filo e quindi dopo aver scritto il quarto, sono tornato alle origini della famiglia Gutierrez, cioè a Universo Diaz, un impertinente latin lover ed impenitente giocatore d’azzardo, amante della buona vita, che da Sevilla, nel 1838, si imbarca verso Cuba”.
Roberto mi racconta che ha conosciuto Cuba per la prima volta nel 2006, dopo essere stato in Perù a presentare un libro sulla Bolivia e sulla foresta dell’Amazzonia. Un poco annoiato dalla vita culturale del Perù, decide di andare a Santiago di Cuba, invitato da Ermanno, un “quasi” fratello. Qui, l’isola ribelle lo colpisce a fondo ed immediatamente incomincia il quarto libro della saga. Ma ritornato in Italia scopre il filo rosso che unisce dal 1868, passa per l’espulsione degli spagnoli alla fine del 19º secolo, transita attraverso gli anni 30 per arrivare alla data chiave: 1º gennaio 1959. Partendo da Universo, ha raccontato la storia di cinque generazioni, tutti personaggi immaginari che però hanno come telone di fondo la vera storia di Cuba.
“Sono convinto che un vero scrittore, indipendentemente da dove è nato, quando arriva a Cuba, la respira, la vive e sente da subito il bisogno di scrivere su di lei, ogni attimo è un impulso così forte che si sente la necessità di captarlo e fissarlo su un foglio. Vedere questo mio fratello di lotta, un vero comunista che ha fatto mille battaglie, già avanti negli anni, che è ancora capace di commuoversi quando ascolta un son o un danzon ne La Casa de la Trova è come un flash che non cancelli più”.
“Per me è stato interessante scoprire i legami tra la storia italiana e quella cubana, i due dittatori, Machado e Mussolini, la mafia italiana esportata negli USA che faceva da padrona sull’isola e poi il vento della Rivoluzione che ha messo tutto a posto. Noi, invece in Italia non abbiamo avuto questo vento, siamo passati ad essere schiavi degli statunitensi dopo la seconda guerra mondiale…noi non abbiamo avuto Fidel!”.
“Il fatto di far conoscere la vera Cuba in Italia è importante, perché purtroppo la nostra stampa è totalmente allineata a destra, a parte poche luci solitarie, su Cuba sempre dichiarano che il popolo sta morendo di fame, non riconoscono la sua educazione, il sistema sanitario, l’efficacia nella ricostruzione, come per il tornato di gennaio di quest’anno…..noi che abbiamo ancora la maggioranza degli italiani che non hanno visto niente della ricostruzione dopo il terremoto di Amatrice, accaduto quasi tre anni fa, nell’agosto del 2016!!!”.
“Ma sai che adesso gira una voce in Italia che Mussolini è stato l’unico che ha sconfitto la mafia???”, mi racconta Roberto quasi incredulo, ed io gli rispondo che credo che in Italia, dopo il 25 aprile 1945, l’unico enorme errore che abbiamo fatto noi italiani è stato quello di deporre le armi troppo presto e permettere che loschi personaggi opportunisti “si siano cambiati la maglietta del partito” e siano apparsi sull’altra sponda.
Fidel ed Ernesto Che Guevara, con il loro grande cuore e la loro visione del futuro, la loro grande morale, non hanno permesso che questo succedesse a Cuba.
“La stampa di destra, adesso non solo attacca Cuba, sta facendo un disastro anche con Venezuela, perciò bisogna continuare a denunciare le menzogne e la fake news, e per questo credo che la cultura sia la chiave. Non posso solo accontentarmi di dire ‘Viva Fidel’, come scrittore, devo essere conseguente!”. “Purtroppo adesso, è difficile difendere i presidenti come Maduro perché anche le parole che usi devono essere scelte con attenzione, in Italia per esempio non puoi usare parole ‘socialismo’, ‘comunismo’ od ‘antimperialista’ perché ti tacciano di obsoleto, che sono parole del XX secolo che non esistono più!”
Per concludere, Roberto sottolinea ancora una volta la grandezza morale di Fidel Castro, per spiegare la forza di Cuba, “quando è morto ho visto le file interminabili della gente piangendo, perché, a favore o no, sapevano che se ne era andato un grande leader. E questo serve a spiegare il perché di tante cose in Italia….alla fine, loro, i cubani, ce l’hanno avuto e noi no!”. (Ida Garberi) 



giovedì 18 aprile 2019

Los lugares de los Gutierrez: La Habana, la fuente de la India


Estaba esperando a Yara delande de la estatua Fuente de la India desde hacía un cuarto de hora.  La ví llegar.  Vestía pantalones y chaqueta de lino blanco.  Las grandes gafas de sol le escondían el rostro pero la sensualidad quedaba inalterada.
Bajé de la Ford y le abrí la puerta.
“¿Me perdonas por el atraso?” – preguntó con aire culpable.
La ayudé a subir y agregué:  “Si no te molesta podemos abrir la capota”.
“Me parece una buena idea” – respondió.
Estaba radiante.  Sentía su mirada sobre mí y esto me avergonzaba.  Ella parecía intuír mi titubeo:  “He pensado que habrías cambiado idea – dijo – sobre este encuentro”.
Con unos golpecitos arreglé la capota y volví al puesto de guía.
Hablamos como de costumbre: la vida en Cuba, la pobreza de la isla, la lejana Italia y el frío de su Invierno; era una manera para olvidar el asunto del encuentro con el comisario.
“¿Dónde vamos?” – pregunté.  Con todo lo que había pasado no había tenido tiempo para elegir un lugar.  Tenía claro que teníamos que ser prudentes.  Salía con una mujer de la alta sociedad, seguida de “paparazzi” y de agentes de los servicios secretos.  Yo venía vigilado por la Policía.  Ella, heredera de un hombre muerto en un asalto.  Las posibilidades de meterse en otros problemas crecían en forma exponencial.
Fue ella a sugerir:  “A mi lugar favorito”.
Sonreí, pensando que me estaba llevando a un lugar que para ella tenía un significado.
“¿Tú tienes un lugar particular en tu ciudad? Un lugar que tenga un valor particular único.  Un café, un mirador, una playa o una pizzería”.
Tenía una mirada de niña.  Y en fondo, pensé, a pesar de todo, lo era todavía:  “Cada uno en la vida tiene un lugar especial” – le respondí.
“Verás, te va a gustar.  Anda hacia los Almendares”
Seguí la calle que pasaba por la orilla del mar y me dirigí hacia el río.
“Pero no puedo quedarme hasta muy tarde” – agregó con una pizca de sonrisa.
“Tampoco yo.  Tengo cita con Fernández” – respondí, intuyendo en su actitud una forma de desilución parecida a la mía, que nos acercaba volviéndonos cómplices durante el tiempo breve que  pasábamos juntos.

mercoledì 17 aprile 2019

17 aprile del 1961 a Playa Giron si consuma la disfatta imperialista


La storia è nota. 
Dopo tre giorni di tentativi gli Yanquis tornarono a casa con la coda tra le gambe. Molteplici i motivi della disfatta non ultimo la fierezza del popolo cubano e la lungimiranza tattica del jefe Castro. Quello che però viene spesso ignorato è che tra marzo e aprile 1962 si tenne il processo contro i mercenari di Girón, che furono condannati alla perdita della cittadinanza cubana e al risarcimento di 62 milioni di pesos per il danno materiale causato a Cuba. L’importo non pagato si sarebbe trasformato in 30 anni di carcere con il lavoro fisico obbligatorio per tutti loro come risarcimento. Ma il governo cubano indicò anche una diversa possibilità dichiarandosi disposto a scambiare i prigionieri degli Stati Uniti in cambio del rilascio di un uguale numero di patrioti spagnoli, nicaraguensi, guatemaltechi e portoricani imprigionati per reati politici, per aver combattuto il fascismo, il razzismo, il colonialismo, la tirannia e l'imperialismo nei loro rispettivi paesi. Non ci fu risposta a quella alternativa a dimostrazione di quanto interessi agli americani la vita di chi combatte con la divisa a Stelle e Strisce.
Alla fine, il governo Cubano accettò di scambiare i prigionieri con una quantità di cibo e medicine per bambini, il cui valore era uguale al totale del risarcimento richiesto.
Fu questa la prima volta nella storia di un indennizzo pagato dagli Stati Uniti.
(fonte RadioEnciclopedia)

martedì 2 aprile 2019

I luoghi dei Gutierrez: L'Avana, la Fuente de la India


Aspettavo Yara alla Fuente de la India da un quarto d’ora. La vidi arrivare. Bellissima. Indossava pantaloni e giacca di lino bianchi. I grandi occhiali scuri le nascondevano il viso ma la sensualità rimaneva inalterata.
Scesi dalla Ford e aprii lo sportello.
“Mi perdoni per il ritardo?” – domandò con aria colpevole.
La aiutai a salire e aggiunsi: “Se non ti disturba potremmo togliere la capote”.
“Mi sembra un’ottima idea” – replicò.  
Era raggiante. Sentivo il suo sguardo su di me e questo mi imbarazzava. Lei sembrava intuire il mio tergiversare: “Ho pensato che avresti cambiato idea – disse – su questo incontro”.
Con qualche colpetto spianai la capote e tornai al posto di guida.
Parlammo delle solite questioni: la vita a Cuba, la povertà dell’isola, l’Italia lontana e nella morsa dell’inverno; era un modo per dimenticare la vicenda dell’incontro con il commissario.
“Dove andiamo?” – chiesi. Con tutto quello che era successo non avevo avuto il tempo di scegliere un luogo.
Capivo solo che avremmo dovuto essere pruden­ti. Ero con una donna dell’alta società, seguita dai paparazzi e da agenti dei servizi segreti. Io ero seguito dalla Polizia. Lei, erede di un uomo ucciso in un agguato. Le probabilità di cacciarci in altri guai raddoppiavano in modo esponenziale.
Fu lei a suggerire: “Al mio posto preferito”.
Sorrisi, pensando che mi stesse por­tando in un posto che per lei aveva un significato.
“Tu ce l’hai un posto particolare nella tua città? Un luogo che ha un valore particolare, unico. Un caffè, un belvedere, una spiaggia o una pizzeria”.
Aveva lo sguardo da bambina. E in fondo, pensai, nonostante tutto, ancora lo era: “Ognuno di noi nella vita ha un posto speciale” – le risposi.
“Vedrai, ti piacerà. Vai verso l’Almendares”.
Seguii la strada che costeggiava il mare e mi diressi verso il fiume.
“Ma non posso fare molto tardi” – aggiunse con un sorriso appena accennato. 81
“Anche io. Ho appuntamento con Fernandez” – risposi, intuendo nel suo atteggiamento una forma di delusione pari alla mia che ci avvicinava, rendendoci complici, per il breve tempo da trascorrere vicini.

giovedì 28 marzo 2019

Los lugares de los Gutierrez: La Habana, hotel Nacional


En los primeros meses del año 1952 Batista, con un golpe de Estado muy bien preparado, había tomado el poder en una noche, sin disparar ni una sola bala, suspendiendo la constitución, disolviendo los partidos, prohibiendo las manifestaciones. La administración Truman se había alineado, sin reservas, al lado del dictador. El pueblo cubano, atónito, no había reaccionado, a excepción de Castro que había afirmado: “No existe nada de más amargo en el mundo que el espectáculo de un pueblo que se duerme libre y se despierta esclavo”. El mundo político y aquel de los negocios, acostumbrados a la corrupción, intuyeron que se estaba preparando un pastel aparentemente sin límites.  La apertura de los cordones de la bolsa estatal era codiciada por  muchos y, para quienes actuaban en las zonas grises del tejemaneje entre comercio, política y corrupción, colaborar con el hermano cercano a estrellas y barras no habría sido un problema. Fue en aquel período que Batista manifestó claramente su idea de sociedad y reclutó, como consejero para el juego de azar, Mayer Lansky que, cuando le  preguntaron  si hubiera estado disponible en cambio de 25.000 dólares al año, respondió:  “Cuenten conmigo”. La idea de transformar la capital cubana en una nueva Las Vegas circulaba ya desde hace tiempo entre los hombres fieles al boss Salvatore Lucania, conocido como Lucky Luciano, y la ascención del Mulato Lindo, sobrenombre dado al dictador años atrás, había resuelto buena parte de los problemas.  Luciano y Mayer Lansky,  compañeros desde cuando eran muchachos en busca de gloria, comenzaron a tejer la tela, seguros que los colegas de la cúpula norteamericana los habrían apoyado.  Así fue que desde Cleveland llegaron los viejos amigos de la banda de Mayfield Road, que con Lansky habían creado la Molaska Corporation a finales del Prohibicionismo.  Llegaron amigos desde Las Vegas.  Se agregaron los representantes del grupo de Chicago.  Cinco familias de New York, New Orleans, Buffalo, Kansas City y Pittsburgh viajaron con regularidad a La Habana, donde alrededor de las piscinas se encontraban el hebreo polaco y el siciliano, Costello o Genovese.  No podía faltar a la llamada Santo Traficante, el hombre de los ojos verdes que desde hacía tiempo se había transferido a Cuba que, a pesar de su aspecto manso, era famoso por sus actos violentos. Una reunión que había tenido un prólogo en diciembre de 1946 cuando, en el Hotel Nacional, todos los representantes de las familias se habían encontrado para una conferencia que  había pasado a la historia de la mafia.  Hombres en apariencia honestos y dedicados a los negocios, ligados por lazos inseparables, decididos a actuar el Método, como algunos llamaban al acuerdo ideado por Lansky, que consistía en el dividir en tres partes los ingresos nocturnos: un tercio para pagar los gastos de la sala, un tercio como ganancia y un tercio para girarlo  a los altos cargos judiciales y gobernativos, los que en  cambio no habrían visto lo que estaba pasando y habrían permitido a Lansky  de actuar sin problemas.  Todos reunidos alrededor de la idea de transformar La Habana en una ciudad donde no se dormía nunca, seguros de que cuando el dinero iniciaría a circular, cada uno habría tenido un pedazo de la torta. (El Viento antes del Viento)