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mercoledì 8 aprile 2026

A MODENA CUBA NO ESTA SOLA


A Modena per raccontare la resistenza del popolo cubano sottoposto a una asfissia senza precedenti dall'impero. 

domenica 2 aprile 2023

Hablando de Julio Antonio y Tina

A La Habana, ospite di Froilan Gonzalez y Adys Cupull, due illustri intellettuali habaneri studiosi della storia Di Julio Antonio Mella. Durante l'incontro, organizzato da Frank Gonzalez periodista di Prensa Latina, partendo dai fantastici anni '20 del secolo scorso, si è attualizzato il pensiero dei due giganti della storia cubana e italiana che costituiscono il ponte culturale e di lotta tra i due popoli. Nel video, prodotto da Prensa Latina, i momenti del confronto.

https://www.youtube.com/watch?v=oGpanQWNGms




sabato 3 settembre 2022

Un 30 agosto che non ti aspetti. A Spilamberto alla festa del PRC

A Spilamberto, tutti gli anni si tiene la Festa di Liberazione (PRC). Quest'anno sono stato invitato a parlare del mio libro su Julio Antonio Mella, fondatore del Partito Comunista Cubano e di Tina Modotti fotografa comunista. La festa, perchè di una festa si è trattato, mi ha riportato indietro nel tempo, quando le feste di partito erano occasioni di incontro e confronti, di bevute e canti. Grazie alla Banda Popolare dell'Emilia duecento persone di tutte le età hanno intonato i canti tradizionali dei partigiani, dei comunisti e cubani. Alla presenza del console cubano Felix Lorenzo e di sua moglie Patricia Frutos non ho perso l'occasione per raccontare la forza di un uragano di nome Julio Antonio, del grande amore che lo legò a Tinissima, ribadendo le parole che lui stesso poneva al centro del suo agire: Lotta di Classe e Antiimperialismo. Due concetti mai tanto attuali come ai nostri (tremendi) tempi. 
Un grazie particolare a Maria Giovanna Tamburello, Elena Govoni e Clarenzio Ascari per avermi dato la possibilità di rendere una sera indimenticabile. 


domenica 1 maggio 2022

1 maggio 1925 - "L'unica uscita" di Julio Antonio Mella

Nel giorno della festa dei lavoratori, con il sottotitolo “L’unica uscita”, Mella scrisse: “Il dominio yanqui in America non è come l’antico dominio romano di conquista militare, né come l’inglese, dominio imperiale commerciale travestito da Home Rule, ma è di assoluta dominazione economica con garanzie politiche quando sono necessarie. Per queste garanzie si confezionò l’Emendamento Platt, si occuparono militarmente nazioni come Haiti e Santo Domingo con lo scopo di imporre il terrore con la violenza, per assicurare poi la collocazione delle loro plusvalenze economiche. Molti scrittori reclamano, per risolvere il problema dell’America, “una dose maggiore di patriottismo e di onorabilità”. Noi ormai non sappiamo ciò che si vuole dire con patriottismo; poiché vediamo che la prima virtù di tutti i governi è fare prestiti, consegnare la terra agli stranieri ed assassinare o espellere gli operai che si alzano a chiedere semplici diritti costituzionali contro le compagnie americane (Estrada Palma, Menocal, Zayas, Leguìa, J.V.Gomez, Estrada Cabrera, Orellana, Porfirio Diaz ecc. ecc.) Ci si dirà che non è questo il patriottismo che si chiede. Noi affermiamo che non può esserci altro nel Potere, poiché gli Stati Uniti non permetterebbero un’elezione differente. Per caso nella nostra repubblica i magnati di Washington e di Wall Street non hanno sempre imposto il Presidente che conveniva ai loro interessi? E, non hanno chiuso la principale porta di progresso dei popoli, la Rivoluzione, con l’esprimere che non si sarebbe riconosciuto nessun governo rivoluzionario…finché non avesse reso il suo vassallaggio ai signori dello zucchero e del petrolio?

In tutta l’America succede lo stesso. Non si sostiene un governo senza la volontà degli Stati Uniti, dato che l’appoggio dell’oro yanqui è più solido del voto del rispettivo popolo. Oggi i popoli non sono niente, giacché la società è fatta per essere governata dal Dollaro e non per il cittadino. Qualsiasi gran riccone di Yanquilandia ha più dollari che i cittadini di tutti i paesi d’America. Il Dollaro oggi vince il Cittadino; bisogna fare in modo che il Cittadino vinca il Dollaro. Per questo, si dirà è necessaria una rivoluzione. Si, è così; però non una rivoluzione in più come quelle che si vedono tutti i giorni nei paesi d’America: rivoluzione di affamati politicanti desiderosi di saziarsi con il bilancio ed i prestiti degli Stati Uniti. Bisogna fare la Rivoluzione Sociale nei paesi d’America. Bisogna fare la Rivoluzione dei cittadini, dei popoli, contro il Dollaro. In tutti, compreso, o meglio, negli Stati Uniti del Nord America. Lottare per la Rivoluzione Sociale in America, non è una utopia di pazzi o fanatici, è lottare per il prossimo passo in avanti nella storia. Solo quelli che hanno la mente intorpidita potranno credere che l’evoluzione dei popoli dell’America si deve fermare nelle guerre d’indipendenza, che hanno prodotto queste fattorie chiamate Repubbliche, dove governano uomini uguali, peggiori alcune volte, dei viceré ed i capitani generali spagnoli. (…) La Rivoluzione Sociale è un fatto fatale e storico, indipendente dalla volontà dei visionari propagandisti. Non si provoca lo straripamento dei fiumi, con la volontà degli uomini, ma piuttosto è il fiume che esce dal suo alveo quando questo è piccolo per la sua portata. Così è la rivoluzione nei popoli. Così gli uomini d’America, come quelli d’Europa, non possono sopportare la società capitalista, che decise di suicidarsi, secondo la felice espressione di Ingenieros (…)”

(Centroamerica en Julio Antonio Mella – A. Cupull F. González – Ed. Abril)

sabato 27 novembre 2021

Il Granma, Julio Antonio Mella e il mio volume a lui dedicato

La notte del 10 gennaio 1929, l'eroe stava camminando per una strada della capitale messicana con la fotografa e combattente comunista italiana, quando fu ucciso dagli scagnozzi del dittatore Machado. Ferito, ha detto a Tina: "Muoio per la Rivoluzione". E la gloriosa frase è stata presa dallo scrittore italiano Roberto Fraschetti per il titolo della sua più recente proposta. Un libro che esalta una persona che per lo scrittore era "un uomo straordinario", "un uragano". Il carisma, il dinamismo, le capacità di oratore e visione politica, qualità con cui ha lasciato clandestinamente Cuba per il Messico dopo essere stato imprigionato e protagonista di uno sciopero della fame di 18 giorni, che ha avuto ampie ripercussioni nazionali e internazionali, sono stati i temi evidenziati dal scrittore.
Ispirato alla vita del leader rivoluzionario cubano Julio Antonio Mella, il romanzo "Muero por la Revolución" è stato presentato questo mese all'ambasciata cubana in Italia, ha riferito Prensa Latina.  Fraschetti ha sottolineato l'importanza di Mella, il suo pensiero attuale, che giustifica la sua ammirazione, "anche all'ultimo momento quando tra le braccia di Tina pronuncia la famosa frase che è stata scolpita nella memoria di tutti, è quella la sua grandezza". Gianni Maritati, vice responsabile della redazione culturale del Tg1 Rai, riferendosi all'importanza e al significato dell'opera, ha sottolineato che il romanzo gli ha fatto pensare al naturalismo francese di fine Ottocento utilizzando la letteratura come indagine di realtà. A questo proposito, ha espresso che lo scrittore è come lo speleologo che va negli abissi ed emerge con nuove conoscenze a seguito di accurate indagini. D'altra parte, indica PL, l'ambasciatore, José Carlos Rodríguez, ha insistito per non limitare il rapporto tra Mella e Tina a quello di due persone che si sono amate intensamente e profondamente, pur sottolineando la necessità di trasmettere il significato e la validità del loro combatti le nuove generazioni. "Muoio per la Rivoluzione" è il quinto libro del narratore italiano, racconto di importanti passaggi storici a Cuba dal periodo coloniale al trionfo della Rivoluzione. Fraschetti è anche l'autore di Tabacco (2011), Luna nuova (2014), Il canto delle Nuvole (2017) e Il vento prima del Vento (2018).

 Autor: Redacion Cultural - 27 de noviembre de 2021


giovedì 2 settembre 2021

"MUOIO PER LA RIVOLUZIONE"... SUL GRANMA

Il romanzo più recente dello scrittore italiano Roberto Fraschetti è ispirato alla vita di Julio Antonio Mella.
"Muero por la Revolución" è il titolo del quinto volume che l’autore dedica a raccontare momenti e figure rilevanti della storia della Maggiore delle Antille, ha informato CubaSí.

Dopo "Tabaco" (2011), "Luna nueva" (2014), "El canto de las nubes" (2017) e "El viento antes del viento" (2018), questa nuova opera  di Fraschetti ricrea l’ambiente del decennio degli anni ’20 del secolo scorso, periodo nel quale Mella concentrò la sua attività politica dalla sua entrata nell’Università de L’Avana per studiare Diritto , Filosofia e Lettere, sino al suo assassinio in Messico il 10 gennaio del 1929.
«Il popolo cubano è rivoluzionario, sempre in Rivoluzione dal XIX secolo e in questo processo appaiono persone straordinarie che meritano d’essere raccontate e Julio Antonio Mella è una di queste», ha detto lo scrittore.
«Nella mia traiettoria non poteva mancare questa figura tanto importante nella storia di Cuba, uno dei fondatori del Partito Comunista e protagonista di azioni  che ne fanno ancora oggi un punto  di riferimento per i giovani cubani».

Fraschetti ha affermato che l’obiettivo di questo romanzo è mettere in evidenza la capacità di Mella, che definisce “un ciclone, un rivoluzionario completo, un pensatore, ma anche un uomo d’azione”.

Nel titolo si riflette la relazione di Mella con Tina Modotti. Lo scrittore italiano ha riferito che secondo lui questo amore sorse perché tutti e due erano arrivati a Città del Messico con l’intenzione di difendere e lottare per principi e valori comuni. Inoltre, Fraschetti ha sostenuto che Cuba è un’opera in costruzione che sempre stimola, con una Storia in un costante divenire, generando personaggi  particolari, disposti a sacrificarsi per un ideale. ( GM –Granma Int.)

lunedì 23 agosto 2021

Nueva novela italiana inspirada en la vida de Julio Antonio Mella: entrevista a Prensa Latina - Roma

Roma, 23 ago (Prensa Latina) 'Muero por la revolución' es el título de la más reciente novela del escritor italiano Roberto Fraschetti, inspirada en la vida del líder estudiantil y comunista cubano Julio Antonio Mella (1903-1929). 

Este es el quinto volumen de Fraschetti dedicado a momentos y figuras relevantes de la historia de Cuba después de 'Tabaco' (2011), 'Luna nueva' (2014), 'El canto de las nubes' (2017) y 'El viento antes del viento (2018).

Con una prosa amena y bien cuidada, el autor recrea en esta ocasión el ambiente de la década de 1920, período en el cual Mella concentró su actividad política desde su ingreso a la Universidad de La Habana en 1921 para estudiar Derecho, Filosofía y Letras, hasta su asesinato en México el 10 de enero de 1929.

En esa época había terminado la Primera Guerra Mundial y hubo una explosión de cultura, un deseo de vivir y también de transgresión que cambió un poco las cartas sobre la mesa, lo cual fue cierto para La Habana y la Ciudad de México a donde se trasladó Mella, indicó el autor a Prensa Latina.

Amenazado de muerte por el dictador Gerardo Machado, el joven cubano llegó a la capital mexicana en febrero de 1926 y allí conoció a la artista y luchadora revolucionaria italiana Tina Modotti, con quien compartió trinchera y el amor de pareja, aspectos destacados en el libro.

En el diálogo con Prensa Latina, Fraschetti dijo que 'el pueblo cubano es revolucionario, siempre en revolución desde el siglo XIX y en ese proceso aparecen personas extraordinarias que merecen ser contadas y Julio Antonio Mella es una de ellas'.

En mi trayectoria como escritor no podía faltar esta figura tan importante en la historia de Cuba, uno de los fundadores del Partido Comunista y protagonista de acciones que lo hacen todavía un punto de referencia para los jóvenes cubanos, apuntó.

En ese sentido, recordó que en 'El canto a las nubes' narró la etapa del derrocamiento de la dictadura de Gerardo Machado en la década de 1930, por lo cual no fue difícil captar la atmósfera de esos años, caracterizados, entre otras cosas, por una explosión de cultura y vitalidad, en La Habana principalmente.

Al referirse al método empleado como escritor, señaló que cuando comienza a pensar en el texto tiene ya definido el mensaje que desea transmitir, el cual mantiene presente hasta el final de la obra.

En este caso, precisó, el objetivo fue evidenciar la capacidad de esta persona a quien defino como un ciclón, un revolucionario completo, un pensador pero también un hombre de acción. Su vida no se detuvo nunca y por eso, 'cuando uno entra en contacto con él es como ser arrastrado por esa actividad sin fin'.

El joven revolucionario cubano ejerció el periodismo en la revista Alma Máter entre 1922 y 1923, año en el cual encabezó la lucha por la reforma universitaria, fundó la Federación de Estudiantes Universitarios, organizó y dirigió el Primer Congreso Nacional de Estudiantes e inauguró la Universidad Popular José Martí. En 1924 creó la Liga Anticlerical y la sección cubana de la Liga Antiimperialista de las Américas, con Carlos Baliño, con quien participó en la fundación del Partido Comunista de Cuba en 1925, entre otras cosas.

Por los impresionantes resultados de su febril actividad política, el líder histórico de la Revolución, Fidel Castro, lo calificó como el cubano que más hizo en menos tiempo.

Ante las dificultades para hallar bibliografía en italiano sobre Mella, en el libro aparecen intercalados capítulos de la historia recreada en la novela, con otros de textos biográficos de autores como Adys Cupull y Froilán González, Paco Ignacio Taibo II, Elena Poniatowska y Christiane Barckhausen.

Sobre la relación con Tina Modotti, el escritor resaltó que, en su opinión, el amor de pareja surgió porque ambos arribaron a Ciudad de México con la intención de defender y luchar por principios y valores comunes.

Al referirse a proyectos literarios futuros respecto a la isla, Fraschetti dijo que Cuba es una obra en construcción que siempre estimula, con una historia en un constante devenir generando personajes particulares dispuestos a sacrificarse por un ideal.

Como Julio Antonio Mella, abatido a balazos por sicarios al servicio de Machado en la noche del 10 de enero de 1929 mientras caminaba por una céntrica calle de la capital mexicana en compañía de Tina Modotti, a quien confió la frase con la cual el autor tituló su más reciente obra: 'Muero por la revolución'. (
mem/fgg)

Prensa Latina desde Roma: una "charla" su Julio Antonio Mella e Tina Modotti, Cuba e le sue Rivoluzioni

Roma, 23 ago (Prensa Latina) 'Muoio per la rivoluzione' è il titolo dell'ultimo romanzo dello scrittore italiano Roberto Fraschetti, ispirato alla vita dello studente cubano e leader comunista Julio Antonio Mella (1903- 1929). Questo è il quinto volume di Fraschetti dedicato a momenti e figure rilevanti della storia di Cuba dopo 'Tabaco' (2011), 'Luna Nuova' (2014), 'Il canto delle nuvole' (2017) e 'Il vento prima del vento (2018). Con una prosa piacevole e ben curata, l'autore ricrea in questa occasione l'atmosfera degli anni '20, periodo in cui Mella concentrò la sua attività politica da quando entrò all'Università dell'Avana nel 1921 per studiare Legge, Filosofia e Lettere fino al suo assassinio, avvenuto in Messico il 10 gennaio 1929. In quel periodo, finita la prima guerra mondiale, ci fu un'esplosione di cultura, voglia di vivere e anche di trasgressione che cambiò le carte in tavola, come fu per L'Avana e Città del Messico dove si trasferì Mella. Minacciato di morte dal dittatore Gerardo Machado, il giovane cubano arrivò nella capitale messicana nel febbraio 1926 e lì conobbe l'artista e combattente rivoluzionaria italiana Tina Modotti, con la quale condivise la trincea e l'amore di coppia, evidenzia nel libro. Nel dialogo con Prensa Latina, Fraschetti ha affermato che "il popolo cubano è rivoluzionario, grazie a persone straordinarie che meritano di essere raccontate e Julio Antonio Mella è uno di loro". Nella mia carriera di scrittore non poteva mancare questa figura importante nella storia di Cuba, fondatore del Partito Comunista e protagonista di azioni che ancora lo rendono un punto di riferimento per i giovani cubani, ha sottolineato. In tal senso, ha ricordato che ne 'Il canto alle nuvole' ha narrato la fase del rovesciamento della dittatura di Gerardo Machado negli anni Trenta, quindi non è stato difficile cogliere l'atmosfera di quegli anni, caratterizzati, tra l'altro , per un'esplosione di cultura e vitalità, principalmente all'Avana. Riferendosi al metodo usato come scrittore, ha sottolineato che quando inizia a pensare al testo, ha già definito il messaggio che vuole trasmettere, che tiene presente fino alla fine dell'opera. In questo caso, ha precisato, l'obiettivo era dimostrare le capacità di questa persona che io definisco un ciclone, un rivoluzionario completo, un pensatore ma anche un uomo d'azione. La sua vita non si è mai fermata e quindi, 'quando si entra in contatto con lui è come essere travolti dalla sua personalità'. Il giovane rivoluzionario cubano praticò il giornalismo nella rivista Alma Mater tra il 1922 e il 1923, anno in cui guidò la lotta per la riforma universitaria, fondò la Federazione degli studenti universitari, organizzò e diresse il Primo Congresso Nazionale degli Studenti e inaugurò l'Università Popolare José Marti. Nel 1924 creò la Lega anticlericale e la sezione cubana della Lega antimperialista delle Americhe, con Carlos Baliño, con il quale partecipò, tra l'altro, alla fondazione del Partito Comunista di Cuba nel 1925. Per gli impressionanti risultati della sua febbrile attività politica, lo storico leader della Rivoluzione, Fidel Castro, lo descrisse come il cubano che fece di più nel minor tempo.Date le difficoltà nel reperire una bibliografia in italiano su Mella, il libro ha intervallato capitoli della storia ricreata nel romanzo, con altri di testi biografici di autori come Adys Cupull e Froilán González, Paco Ignacio Taibo II, Elena Poniatowska e Christiane Barckhausen. Riguardo al rapporto con Tina Modotti, lo scrittore ha evidenziato che, a suo avviso, l'amore della coppia è nato perché entrambi sono arrivati ​​a Città del Messico con l'intento di difendere e lottare per principi e valori comuni. Riferendosi ai futuri progetti letterari riguardanti l'isola, Fraschetti ha affermato che Cuba è un work in progress che stimola sempre, con una storia in continua evoluzione che genera personaggi particolari disposti a sacrificarsi per un ideale. Come Julio Antonio Mella, ucciso da sicari al servizio di Machado la notte del 10 gennaio 1929 mentre passeggiava per una via centrale della capitale messicana in compagnia di Tina Modotti, alla quale affidò la frase con cui l'autore titolava la sua opera più recente: 'Muoio per la rivoluzione'. (mem / fgg)

Tina e Julio nelle parole dell'ambasciatore cubano in Italia

El escritor Roberto Fraschetti tuvo la gentileza de hacerme entrega, recién impreso, de su libro "Muoio per la Rivoluzione", sobre la vida y acción política revolucionaria de #JulioAntonioMella, fundador, en 1925, del primer Partido Comunista de Cuba. Inevitable, pues fue de estremecedora profundidad, el libro cuenta también del amor, la pasión política, la lucha revolucionaria y la fuerte afinidad espiritual que fragua el amor célebre entre #Mella y la militante y fotógrafa italiana #TinaModotti. En este salón de la Embajada, que lleva precisamente el nombre de Tina Modotti, hablamos de ella y de Mella, esos dos seres especiales que forman parte de los pilares de la relación histórica entre #Italia y #Cuba. Y claro, consecuentes con el legado de Mella y Tina, hablamos de las batallas políticas del presente, de la resistencia y la defensa de #Cuba y de la #RevoluciónCubana frente al bloqueo, frente a la obsesiva política anticubana de parte de Estados Unidos, y a las continúas operaciones político-mediáticas diseñadas y organizadas desde ese país para desestabilizar a #Cuba, acompañadas del coro cínico de la derecha internacional. Me satisface que Fraschetti tomara con tanta dedicación la propuesta que le hice dos años atrás, estando compartiendo Jorge y yo con él y su esposa en casa. Ese día hablamos mucho del pasado y del presente de las luchas por la justicia humana, y de la necesidad de ofrecer a los jóvenes de hoy referentes históricos que puedan ser asumidos como propios. Y eso son #JulioAntonioMella y #TinaModotti, referentes para el presente y el fututo. 

Dott. Josè Carlos Rodriguez embajador de Cuba en Italia

Lo scrittore Roberto Fraschetti ha avuto la gentilezza di consegnarmi, appena stampato, il suo libro "Muoio per la Rivoluzione", sulla vita e l'azione politica rivoluzionaria di #JulioAntonioMella, fondatore, nel 1925, del primo Partito Comunista di Cuba. Di una profondità sconvolgente, il libro racconta anche di amore, passione politica, lotta rivoluzionaria e la forte affinità spirituale che forgia il famoso amore tra #JulioAntonioMella e la militante e fotografa italiana #TinaModotti. In questa sala dell'Ambasciata, che porta proprio il nome di Tina Modotti, si parla di lei e di Mella, quei due esseri speciali che fanno parte dei pilastri dello storico rapporto tra #Italia e #Cuba. E naturalmente, coerentemente con l'eredità di Mella e Tina, si parla delle battaglie politiche del presente, della resistenza e difesa di #Cuba e della Rivoluzione #cubana contro il blocco, contro l'ossessiva politica anticubana da parte di gli Stati Uniti, e le continue operazioni politico-mediatiche ideate e organizzate da quel Paese per destabilizzare #Cuba, accompagnate dal cinico coro della destra internazionale. Sono soddisfatto che Fraschetti abbia preso con tanta dedizione la proposta che ho fatto due anni fa, mentre io e Jorge condividevamo con lui e sua moglie a casa. Quel giorno abbiamo parlato molto del passato e del presente delle lotte per la giustizia umana, e della necessità di offrire ai giovani di oggi riferimenti storici che si possano assumere come propri. E cioè #JulioAntonioMella e #TinaModotti, riferimenti per il presente e per il futuro.

Dott. Josè Carlos Rodriguez Ambasciatore di Cuba in italia

 

venerdì 13 agosto 2021

Muoio per la Rivoluzione. La Storia di un uomo straordinario: Julio Antonio Mella

TINA e JULIO s'incontrano per la prima volta a Città del Messico, al sesto congresso dell'Internazionale comunista. E’ il giugno del 1928. Quel giorno d'estate nasce un grande amore. Lei, 32 anni, italiana, fotografa, militante; lui, 27 anni, cubano, leader del Pc di Cuba, ricercato dai sicari del dittatore Machado. 

Diventano inseparabili. La loro relazione è viscerale. Li unisce l'amore, la passione politica, la voglia di lottare per i valori non negoziabili e una forte affinità spirituale.

“Muoio per la Rivoluzione”, raccontato attraverso gli occhi di un giovane reporter, è anche una narrazione sulle bassezza umane, sull’eroismo, sullo splendore e sulle miserie della capitale cubana degli anni ’20 che diviene così protagonista, sulla cultura di Città del Messico dove si ritrovano gli artisti di mezzo mondo e dove Julio Antonio Mella incontrerà Tinissima.

E’ il racconto di un tempo in cui ogni cambiamento sembrava possibile, in nome del popolo, dei diritti e di libertà da conquistare e che mostra quanto siano ancora attuali alcuni concetti di lotta politica che a molti, conviene dire, sono morti e sepolti. 



 

domenica 18 luglio 2021

Invadere le strade: la risposta cubana alle provocazioni imperialiste. La mia intervista a Prensa Latina

Penso che fosse la risposta più bella che si potesse dare, ha detto in un dialogo con Prensa Latina, autore di quattro romanzi ispirati a diversi periodi della storia di Cuba, dalla colonizzazione spagnola al trionfo della Rivoluzione il 1 gennaio, 1959. 

'Tabaco' (2011), 'Luna Nuova' (2014), 'Il canto delle nuvole' (2017) e 'Il vento e prima del vento' (2018) sono i libri dedicati ai momenti salienti della nazione cubana come un processo storico unico.

Fraschetti sta attualmente lavorando a un romanzo ispirato alla vita del leader studentesco comunista cubano Julio Antonio Mella (1903-1929) e al suo rapporto nella vita e nella lotta politica con l'artista e rivoluzionaria italiana Tina Modotti (1896-1942).

Riferendosi ai disordini avvenuti in diverse città cubane una settimana fa, il narratore ha sottolineato che non si trattava di una protesta nata nella nazione caraibica, ma importata dagli Stati Uniti, il cui governo "inventa sempre la stessa dinamica".

In tal senso, ha indicato che l'attuale amministrazione statunitense ha approfittato "del momento, delle difficoltà create sull'isola a causa della pandemia di Covid-19 e, soprattutto, a causa del blocco che dura da più di 60 anni".

Dobbiamo dirlo così, ha detto, perché se vogliamo aiutare Cuba in qualche modo, dobbiamo trovare il modo per gli Stati Uniti di togliere il blocco, intensificato con 243 misure aggiuntive che lo stanno soffocando.

Chiaramente c'è un problema che non si risolve mandando quattro malviventi ad attaccare esercizi commerciali, ma togliendo il blocco, ha precisato e aggiunto che la notizia che arriva in Italia "è totalmente falsa".

Al riguardo, ha denunciato che la presunta repressione della polizia cubana che massacra i manifestanti è una falsità fabbricata, che si "sgonfia" per l'impossibilità di esibire prove.

Hanno una macchina della propaganda spaventosa, l'abbiamo già vista in Venezuela e in molti altri paesi dove hanno avuto luogo le cosiddette rivoluzioni colorate. Creano situazioni di emergenza in alcuni paesi e poi intervengono, ha detto.
A parere di chi scrive, 'la strategia è sempre la stessa', presentando una realtà in cui se non fosse per gli Stati Uniti il ​​mondo sarebbe in pericolo, quando invece è il contrario.

Possiamo ricordare esempi come la guerra sporca contro il Nicaragua, l'invasione di Panama, il rovesciamento del governo di Unità Popolare in Cile nel 1973, e infine Venezuela e Bolivia, ha detto.

Fraschetti ha sottolineato che è sempre la stessa dinamica in cui gli Stati Uniti agiscono come poliziotti del mondo per imporre la loro visione che non è altro che "liberalismo e sfruttamento", violando l'indipendenza e la sovranità dei popoli e il principio di autodeterminazione.

(di Frank Gonzalez)

link : https://www.prensa-latina.cu/index.php?o=rn&id=463060&SEO=destaca-escritor-italiano-respuesta-de-cuba-a-provocacion-de-eeuu&fbclid=IwAR3Z4Q5ioJwydA4nk2GS70cmV-HQG4oEo5_n3Ggi5Y9fC4WAfpPfhzGoRbY


martedì 13 luglio 2021

Las calles son de los Revolucionarios

Ancora una volta, in questi giorni difficili, i cubani hanno dato prova di essere “con” e “per” la Revolucion. Se gli Stati Uniti pensano di riuscire a piegare il popolo cubano si sbagliano di grosso. I reazionari “DEM” non contenti di 60 anni di bloqueo e del Covid (cha ha azzerato il turismo e quindi le “Entrate economiche”), hanno provato a cavalcare il malcontento.  L'inchiesta conferma la denuncia delle autorità cubane che si tratta di un'operazione concertata nello spazio pubblico digitale, a cui "sono dedicate notevoli risorse, non è qualcosa di improvvisato. È qualcosa di molto ben progettato, strutture e agenzie degli Stati Uniti. con laboratori dedicati alla creazione di queste condizioni e al raggiungimento dei loro obiettivi”.

Non è stato difficile, per gli analisti, (tra tutti Julián Macías Tovar, noto analista spagnolo) scoprire che l'operazione messa in piedi ha fatto un uso intensivo di robot, algoritmi e account recentemente creati per l'occasione, con l'obiettivo di abbinare i messaggi emessi dai referenti della campagna manipolativa. Il primo account che ha utilizzato l'HT #SOSCuba relativo alla situazione del COVID nel Paese è stato quello situato in Spagna . Ha pubblicato più di mille tweet sia il 10 che l'11 luglio, con un'automazione di 5 retweet al secondo. Il ricercatore indica come uno dei referenti dell'operazione l'argentino Agustín Antonetti, che fa parte della destra Fundación Libertad . Antonetti ha partecipato attivamente alle campagne di bufale e bot sui social network contro i processi di sinistra in America Latina, tra cui quello del boliviano Evo Morales e del messicano Andrés Manuel López Obrador.

La seconda fase ha coinvolto gli artisti per partecipare con un tweet con HT #SOSCuba, Per fare ciò, è stato lanciato un tweet che ha ricevuto più di 1.100 risposte. Una cosa sorprendente è che se analizzi quelle risposte, quasi tutte provengono da account appena creati o non hanno più di un anno. Dal 10 all'11 luglio sono stati creati più di 1.500 account che hanno partecipato all'operazione con l'hashtag #SOSCuba. I media internazionali si sono fatti carico dopo aver reso visibile la campagna articolata con gli artisti. Domenica 11 luglio, con centinaia di migliaia di tweet e la partecipazione di molti account di artisti, l'etichetta è diventata una tendenza mondiale e in diversi paesi, a quel punto la prima manifestazione a San Antonio de los Baños, pubblicata dagli Stati Uniti, ha avuto luogo.Uniti dal racconto del nome Yusnaby con migliaia di RT. Come sottolinea Tovar: "Curiosamente Yusnaby (US Navy) è di gran lunga l'account che esce di più nei miei thread, perché è uno dei modelli di account falsi automatizzati che diffondono bufale e campagne di odio. Se cerchi il mio @ + Yusnaby troverai numeri infiniti".

Un altro elemento molto visibile dell'operazione è l' uso massiccio di account di registrazione, con matrici molto comuni in altre campagne internazionali come il golpe boliviano, o la presenza attiva di vocalist di destra latinoamericana come Tertsch, Cabal e Tuto Quiroga.

Tovar denuncia anche l'uso di immagini o eventi manipolati in altri paesi e l'articolazione del funzionamento delle reti con vari media di destra nel continente.

Ancora una volta, però quest'onda di fango e frustrazione si sono infranti sul più resistente degli scogli: la forza del popolo cubano. "Las calles son de los Revolucionarios", questa è stata la parola d’ordine con cui ogni cittadino si è stretto intorno al proprio governo. Migliaia di cubani sono scesi per le strade, chiamati dal Partito Comunista de Cuba, seguendo il Presidente Miguel Diaz Canel che, attraversando a piedi la zona considerata l'epicentro della protesta, San Antonio de los Baños, ha ripercorso le gesta di Fidel Castro che, nel 1994, incontrò senza scorta i “balseros” al malecon de l’Habana, intenzionati ad abbandonare l’isola. Un gesto di "confianza" nel prestigio della Rivoluzione che nessun giornale occidentale “allineato” ha riportato, puntando i riflettori solamente su quello che il padrone a Stelle Strisce gradisce. Ma ormai a questo siamo abituati. Così come abbiamo fatto il callo alle reazioni di certi "RAVANELLI SINISTRATI" nostrani che in nome di una “Immaginaria difesa della libertà di popolo” finiscono sempre per ritrovarsi sul carro dell'imperialismo statunitense e tralasciano di vedere i danni del liberismo imposto dall’Europa dei banchieri.

Ma noi sappiamo che la rivoluzione cubana è altro. E’ difesa dei valori. Cibo per tutti, Istruzione diffusa, Sanità all’avanguardia e generatrice di invidia gratuita da chi, da secoli, sfrutta i popoli nel nome del dio denaro. Non abbiamo altro da aggiungere. Un saluto alla cubana: hasta la victoria…

LINK: http://www.cubadebate.cu/noticias/2021/07/12/investigacion-confirma-la-perversa-operacion-de-redes-sociales-contra-cuba-lanzada-desde-el-exterior/?fbclid=IwAR3O0oDQ6X8H0DYqVAktF4oMYKIdZYdP3XrsT0RZ-kZTJ5P4mHnghoavveQ

giovedì 25 aprile 2019

LA MIA INTERVISTA A CUBADEBATE


“Noi dobbiamo dire qui quella che è una verità conosciuta, che l’abbiamo espressa sempre davanti al mondo: fucilazioni, sì, abbiamo fucilato, fuciliamo e continueremo a fucilare”. Ernesto Che Guevara, ONU, 1964  

“Mi chiedi perché su altre realtà africane o sudamericane ho scritto solo un libro ed invece su Cuba quattro? Dipende dalla prima volta che sono stato in questa Isola Ribelle, quando ho scoperto il suo popolo fiero, che non si è mai piegato all’Imperialismo, ed è nata una passione che dura ancora oggi!”. Chi mi sta raccontando del suo amore per Cuba è lo scrittore romano Roberto Fraschetti, che quest’anno ha presentato qui a la Feria del Libro de L’Avana il quarto libro della saga dei Gutierrez, “Il vento prima del vento”.
“In realtà io pensavo scrivere solo un libro su Cuba, che è poi diventato l’ultimo, e quando ho incominciato a studiare la storia dell’Isola ho scoperto che effettivamente tutte le Rivoluzioni cubane sono connesse da un filo e quindi dopo aver scritto il quarto, sono tornato alle origini della famiglia Gutierrez, cioè a Universo Diaz, un impertinente latin lover ed impenitente giocatore d’azzardo, amante della buona vita, che da Sevilla, nel 1838, si imbarca verso Cuba”.
Roberto mi racconta che ha conosciuto Cuba per la prima volta nel 2006, dopo essere stato in Perù a presentare un libro sulla Bolivia e sulla foresta dell’Amazzonia. Un poco annoiato dalla vita culturale del Perù, decide di andare a Santiago di Cuba, invitato da Ermanno, un “quasi” fratello. Qui, l’isola ribelle lo colpisce a fondo ed immediatamente incomincia il quarto libro della saga. Ma ritornato in Italia scopre il filo rosso che unisce dal 1868, passa per l’espulsione degli spagnoli alla fine del 19º secolo, transita attraverso gli anni 30 per arrivare alla data chiave: 1º gennaio 1959. Partendo da Universo, ha raccontato la storia di cinque generazioni, tutti personaggi immaginari che però hanno come telone di fondo la vera storia di Cuba.
“Sono convinto che un vero scrittore, indipendentemente da dove è nato, quando arriva a Cuba, la respira, la vive e sente da subito il bisogno di scrivere su di lei, ogni attimo è un impulso così forte che si sente la necessità di captarlo e fissarlo su un foglio. Vedere questo mio fratello di lotta, un vero comunista che ha fatto mille battaglie, già avanti negli anni, che è ancora capace di commuoversi quando ascolta un son o un danzon ne La Casa de la Trova è come un flash che non cancelli più”.
“Per me è stato interessante scoprire i legami tra la storia italiana e quella cubana, i due dittatori, Machado e Mussolini, la mafia italiana esportata negli USA che faceva da padrona sull’isola e poi il vento della Rivoluzione che ha messo tutto a posto. Noi, invece in Italia non abbiamo avuto questo vento, siamo passati ad essere schiavi degli statunitensi dopo la seconda guerra mondiale…noi non abbiamo avuto Fidel!”.
“Il fatto di far conoscere la vera Cuba in Italia è importante, perché purtroppo la nostra stampa è totalmente allineata a destra, a parte poche luci solitarie, su Cuba sempre dichiarano che il popolo sta morendo di fame, non riconoscono la sua educazione, il sistema sanitario, l’efficacia nella ricostruzione, come per il tornato di gennaio di quest’anno…..noi che abbiamo ancora la maggioranza degli italiani che non hanno visto niente della ricostruzione dopo il terremoto di Amatrice, accaduto quasi tre anni fa, nell’agosto del 2016!!!”.
“Ma sai che adesso gira una voce in Italia che Mussolini è stato l’unico che ha sconfitto la mafia???”, mi racconta Roberto quasi incredulo, ed io gli rispondo che credo che in Italia, dopo il 25 aprile 1945, l’unico enorme errore che abbiamo fatto noi italiani è stato quello di deporre le armi troppo presto e permettere che loschi personaggi opportunisti “si siano cambiati la maglietta del partito” e siano apparsi sull’altra sponda.
Fidel ed Ernesto Che Guevara, con il loro grande cuore e la loro visione del futuro, la loro grande morale, non hanno permesso che questo succedesse a Cuba.
“La stampa di destra, adesso non solo attacca Cuba, sta facendo un disastro anche con Venezuela, perciò bisogna continuare a denunciare le menzogne e la fake news, e per questo credo che la cultura sia la chiave. Non posso solo accontentarmi di dire ‘Viva Fidel’, come scrittore, devo essere conseguente!”. “Purtroppo adesso, è difficile difendere i presidenti come Maduro perché anche le parole che usi devono essere scelte con attenzione, in Italia per esempio non puoi usare parole ‘socialismo’, ‘comunismo’ od ‘antimperialista’ perché ti tacciano di obsoleto, che sono parole del XX secolo che non esistono più!”
Per concludere, Roberto sottolinea ancora una volta la grandezza morale di Fidel Castro, per spiegare la forza di Cuba, “quando è morto ho visto le file interminabili della gente piangendo, perché, a favore o no, sapevano che se ne era andato un grande leader. E questo serve a spiegare il perché di tante cose in Italia….alla fine, loro, i cubani, ce l’hanno avuto e noi no!”. (Ida Garberi) 



giovedì 18 aprile 2019

Los lugares de los Gutierrez: La Habana, la fuente de la India


Estaba esperando a Yara delande de la estatua Fuente de la India desde hacía un cuarto de hora.  La ví llegar.  Vestía pantalones y chaqueta de lino blanco.  Las grandes gafas de sol le escondían el rostro pero la sensualidad quedaba inalterada.
Bajé de la Ford y le abrí la puerta.
“¿Me perdonas por el atraso?” – preguntó con aire culpable.
La ayudé a subir y agregué:  “Si no te molesta podemos abrir la capota”.
“Me parece una buena idea” – respondió.
Estaba radiante.  Sentía su mirada sobre mí y esto me avergonzaba.  Ella parecía intuír mi titubeo:  “He pensado que habrías cambiado idea – dijo – sobre este encuentro”.
Con unos golpecitos arreglé la capota y volví al puesto de guía.
Hablamos como de costumbre: la vida en Cuba, la pobreza de la isla, la lejana Italia y el frío de su Invierno; era una manera para olvidar el asunto del encuentro con el comisario.
“¿Dónde vamos?” – pregunté.  Con todo lo que había pasado no había tenido tiempo para elegir un lugar.  Tenía claro que teníamos que ser prudentes.  Salía con una mujer de la alta sociedad, seguida de “paparazzi” y de agentes de los servicios secretos.  Yo venía vigilado por la Policía.  Ella, heredera de un hombre muerto en un asalto.  Las posibilidades de meterse en otros problemas crecían en forma exponencial.
Fue ella a sugerir:  “A mi lugar favorito”.
Sonreí, pensando que me estaba llevando a un lugar que para ella tenía un significado.
“¿Tú tienes un lugar particular en tu ciudad? Un lugar que tenga un valor particular único.  Un café, un mirador, una playa o una pizzería”.
Tenía una mirada de niña.  Y en fondo, pensé, a pesar de todo, lo era todavía:  “Cada uno en la vida tiene un lugar especial” – le respondí.
“Verás, te va a gustar.  Anda hacia los Almendares”
Seguí la calle que pasaba por la orilla del mar y me dirigí hacia el río.
“Pero no puedo quedarme hasta muy tarde” – agregó con una pizca de sonrisa.
“Tampoco yo.  Tengo cita con Fernández” – respondí, intuyendo en su actitud una forma de desilución parecida a la mía, que nos acercaba volviéndonos cómplices durante el tiempo breve que  pasábamos juntos.

giovedì 28 marzo 2019

Los lugares de los Gutierrez: La Habana, hotel Nacional


En los primeros meses del año 1952 Batista, con un golpe de Estado muy bien preparado, había tomado el poder en una noche, sin disparar ni una sola bala, suspendiendo la constitución, disolviendo los partidos, prohibiendo las manifestaciones. La administración Truman se había alineado, sin reservas, al lado del dictador. El pueblo cubano, atónito, no había reaccionado, a excepción de Castro que había afirmado: “No existe nada de más amargo en el mundo que el espectáculo de un pueblo que se duerme libre y se despierta esclavo”. El mundo político y aquel de los negocios, acostumbrados a la corrupción, intuyeron que se estaba preparando un pastel aparentemente sin límites.  La apertura de los cordones de la bolsa estatal era codiciada por  muchos y, para quienes actuaban en las zonas grises del tejemaneje entre comercio, política y corrupción, colaborar con el hermano cercano a estrellas y barras no habría sido un problema. Fue en aquel período que Batista manifestó claramente su idea de sociedad y reclutó, como consejero para el juego de azar, Mayer Lansky que, cuando le  preguntaron  si hubiera estado disponible en cambio de 25.000 dólares al año, respondió:  “Cuenten conmigo”. La idea de transformar la capital cubana en una nueva Las Vegas circulaba ya desde hace tiempo entre los hombres fieles al boss Salvatore Lucania, conocido como Lucky Luciano, y la ascención del Mulato Lindo, sobrenombre dado al dictador años atrás, había resuelto buena parte de los problemas.  Luciano y Mayer Lansky,  compañeros desde cuando eran muchachos en busca de gloria, comenzaron a tejer la tela, seguros que los colegas de la cúpula norteamericana los habrían apoyado.  Así fue que desde Cleveland llegaron los viejos amigos de la banda de Mayfield Road, que con Lansky habían creado la Molaska Corporation a finales del Prohibicionismo.  Llegaron amigos desde Las Vegas.  Se agregaron los representantes del grupo de Chicago.  Cinco familias de New York, New Orleans, Buffalo, Kansas City y Pittsburgh viajaron con regularidad a La Habana, donde alrededor de las piscinas se encontraban el hebreo polaco y el siciliano, Costello o Genovese.  No podía faltar a la llamada Santo Traficante, el hombre de los ojos verdes que desde hacía tiempo se había transferido a Cuba que, a pesar de su aspecto manso, era famoso por sus actos violentos. Una reunión que había tenido un prólogo en diciembre de 1946 cuando, en el Hotel Nacional, todos los representantes de las familias se habían encontrado para una conferencia que  había pasado a la historia de la mafia.  Hombres en apariencia honestos y dedicados a los negocios, ligados por lazos inseparables, decididos a actuar el Método, como algunos llamaban al acuerdo ideado por Lansky, que consistía en el dividir en tres partes los ingresos nocturnos: un tercio para pagar los gastos de la sala, un tercio como ganancia y un tercio para girarlo  a los altos cargos judiciales y gobernativos, los que en  cambio no habrían visto lo que estaba pasando y habrían permitido a Lansky  de actuar sin problemas.  Todos reunidos alrededor de la idea de transformar La Habana en una ciudad donde no se dormía nunca, seguros de que cuando el dinero iniciaría a circular, cada uno habría tenido un pedazo de la torta. (El Viento antes del Viento)

lunedì 11 marzo 2019

I luoghi dei Gutierrez: Manzanillo e la Sierra Maestra

Quando Yara Gutierrez vide una Chevrolet parcheggiata con il motore acceso davanti al cancello della villa dei suoi genitori, capì che la sua vita sarebbe cambiata per sempre. E allora cominciò a correre, correre senza pensare a altro, percorrendo quei sentieri di cui conosceva ogni filo d’erba. Con la paura a riempire la bocca asciutta, gli occhi aperti su un futuro nero come la notte, in preda al panico, senza avere il tempo di piangere. Lo avrebbe voluto fare fino a squarciarsi la gola, ma la paura la assaliva a ondate si­mili a pugni e intorpidiva le sue reazioni. Si sentiva come se avesse fumato una di quelle erbe dal sapore denso che circolavano tra gli studenti, trascinata in un mondo lontano, in un incubo non suo sul quale non aveva alcun controllo. E così, dopo essersi vestita in tutta fretta, con un paio di pantaloni di cotone, una maglietta e un paio di scarpe afferrate al volo, fuggì dalla villa. Uscì dalla parte posteriore della casa e fu la sua salvezza. Attraversò il grande giardino tremando, con l’acqua che le bagnava i capelli, penetrando sotto i vestiti. Una borsa contenente alcuni diari e pochi dollari che suo padre, el jefe Gutierrez, era riuscito a ficcarci dentro, erano tutta la sua ricchezza.
“Yara, verranno subito a cercarti. E’ meglio che non ti trovino – le aveva detto – scappa verso la Sierra. Solo lì troverai la salvezza”.
(tratto da: Il Vento prima del vento)



mercoledì 6 marzo 2019

Los lugares de los Gutierrez: La Habana, la università Alma Mater

Los estudiantes afluían a las calles creando, con los obreros, un único gran desfile.  Algunos jóvenes alzaban un cartel que decía:  “¡Revolución o muerte!” 
Algunas mujeres llevaban carteles que animaban al Líder máximo. “El Movimiento 26 de Julio ha proclamado una huelga y la universidad está en paro – me explicó Almeyda – como respuesta a la violencia y a los abusos.  Castro ha iniciado desde aquí.  Se inscribió a dieciocho años.  A veinte era un líder indiscutibile.  Fue procesado por actos subersivos contra el Estado y condenado.  Desde hace tiempo circula en la ciudad su defensa al proceso.  ¿La ha leído alguna vez?” “Son cosas clandestinas. Y yo soy italiano”. “No sabe lo que se ha perdido.  Es de una simpleza inquietante.  Pero cuando lees las cosas simples, te viene de pensar:  ¿porqué estas cosas no las he dicho yo?  Son tantos aquí en Cuba en creer que haya llegado el momento de cambiar  y que Fidel sea el hombre justo”.


(El Viento antes del Viento) 

I luoghi dei Gutierrez: L'Avana, Gran Teatro Nacional


“Dobbiamo spostare il nostro racconto in avanti di qualche mese  - disse il mio amico Ermanno, iniziando poi a raccontare: "Sbarcai a l’Avana nei primi giorni di dicembre del 1957. Stanco e stravolto dal fuso orario, attraversavo in taxi il Paseo del Prado e divoravo con gli occhi le insegne al neon che lo illuminavano, gli alberghi di lusso, in cui tutto il mondo sembrava trovare divertimento, il Gran Teatro Na­cional, inserito nel sontuoso complesso del Centro Gallego, e tanti altri edifici con portoni e colonnati interminabili, che avevo sentito descrivere centinaia di volte. E sull'altro lato della carreggiata, una folla rumorosa sciamava in direzione del Parque Central. Per le vie passeggiava un'indescrivibile varietà di ragazze. Creole, mulatte, cinesi, bianche. Alte, abbigliate con semplicità ma dotate di una grazia naturale che faceva volgere lo sguardo soprattutto ai fanfaroni americani che circolavano in bermuda. La città vibrava e rimandava nell'aria il sapore di una vita da favola.
(tratto da: Il Vento prima del Vento)



lunedì 25 febbraio 2019

Alla Fiera (de La Habana)


In quest’ultima XXVIII Fiera Internazionale del Libro di Cuba, in corso in questi giorni nella splendida cornice del complesso Morro-Cabana, sono stati presentati due lavori di grande interesse.
Il primo, di cui si è discusso domenica 10 febbraio,è un interessante intreccio fra storia e finzione narrativa. 
Introdotto  dalla bella presentazione del giornalista Rodolfo Zamora, lo scrittore italiano Roberto Fraschetti, pur non essendo cubano, è riuscito a cogliere alcuni aspetti peculiari della Cubania, miscuglio misterioso ed affascinante di Europa, Africa, e indigeni caraibici, religioni e santeria, spirito ribelle e patriottismo. 
Attraverso la saga della famiglia  Gutierrez ci racconta quasi due secoli di storia di Cuba, che si snoda in quattro romanzi, partendo dall’ 800, con “Tabacco” per arrivare alla vittoriosa epopea della Sierra Maestra e del Trionfo de la Revoluciòn, e con l’ingresso di Fidel a La Habana, con il volume “Il vento prima del vento”, che conclude il ciclo narrativo. Lo stile semplice e accattivante, l’intreccio di avventure, amore, intrighi e passioni con la storia viva e reale ne fanno una lettura divertente ed istruttiva.
(articolo di Maria Giovanna Tamburello)

http://it.granma.cu/cultura/2019-02-25/un-po-ditalia-alla-fiera-del-libro-de-la-habana?fbclid=IwAR091Mz8rfU6Vg9HxHROe8al04Iz-RVFnzoQCp6Mw0pJLBZblHpktAk_9dQ




domenica 27 gennaio 2019

Cuba: OPERACION VERDAD: 60 anni di lotta contro le menzogne


Cari amici: nella storia umana, la verità è nata come un antidoto della menzogna, impugnata come arma di combattimento. Spesso si dice - ed è vero - che mentire è un modo di creare caos e confusione; ed è, in larga misura, una similitudine di violenza. 60 anni fa, il 15 gennaio 1959, il congressista repubblicano Wayne Hays assunse negli Stati Uniti, la difesa degli scagnozzi di Batista e Cuba fu processata per aver commesso crimini orrendi. Era quel fatto, che poteva ben essere considerato l'inizio dell'offensiva yankee contro la rivoluzione cubana. Si chiedeva la riduzione della quota di zucchero, le sanzioni economiche fino allo sbarco dei soldati nordamericani nell'isola dei Caraibi; impunità esigente per gli assassini della dittatura deposta. Da quel mostro, una gigantesca campagna scatenata dalla "Grande Stampa" in America e il mondo è stata alimentata. Misure profonde di natura rivoluzionaria a Cuba non si erano materializzate in quei giorni, ma non importava. Gli bastava toccare un filo dell'immensa trama della sua dominazione, in modo che tutte le molle della sua volontà predatoria venissero alla luce. Il merito di Fidel, fu quello di percepire immediatamente questo fenomeno. Ciò spiega l'immensa mobilitazione del 21 gennaio all'Avana e la conferenza stampa offerta dal governo di Cuba a quasi 400 giornalisti, per denunciare i fatti. E il 24, l'inizio della OPERATION TRUTH, lo celebriamo oggi. Dopo, è stata tutta una serie successiva di eventi. La campagna contro Cuba, durante i 60 anni da allora, è stata un'operazione di menzogne ​​e farse. Questo è avvenuto a livelli estremi e demenziali come quando fu incoraggiata la fuga di cervelli, promossa l’Operazione Peter Pan, organizzata Playa Giron, spinta al massimo la tensione nel mondo in occasione dei missili nel mese di ottobre 62, implementato il blocco genocida che ancora sopravvive. Dall'inizio alla fine, è stata la menzogna, il fulcro della campagna contro Cuba, non solo in America ma in tutto il mondo. La stampa (…) assecondando i voleri del grande fratello incoraggiata dal S.I.P. e finanziata da potenti gruppi economici, vi si è unita costantemente. (…) Hanno ripetuto a un ritmo monotono tutte le menzogne ​​del mondo premere contro la rivoluzione cubana. Alla fine, hanno annunciato con gioia, la caduta del governo cubano a Playa Giron, con la morte di Fidel. Per 60 anni la stampa non ha smesso di mentire contro Cuba. "The Rationing", "le persone che muoiono di fame", "la democrazia del fucile a pompa", "la sinistra dittatura", "L'impero di Castro"; sono stati i titoli dei media ogni giorno al servizio dell'Impero e della classe dominante. E, naturalmente, negli anni della "Guerra fredda", questa offensiva della stampa era ancora più offensiva. Nulla ha reso la stampa più indignata dell'amicizia che ha unito Cuba con l'Unione Sovietica e altri paesi del mondo. Ha sognato di vederla da sola, sprofondare nel mare, per la gioia e il conforto della Casa Bianca. La scomparsa dell'URSS non ha attenuato questa offensiva. Al contrario, l'ha alimentata. Nelle pagine di giornali, radio e televisione, avidamente ricercato la crisi e salti di gioia pensando che "la caduta del regime socialista" era una questione di giorni. Si sfregarono le mani e attesero ansiosamente la notizia che non arrivò mai. Contro tutte le sue previsioni, Cuba è stata vittoriosa. La "grande stampa" non ha avuto altra scelta che ingoiare ciascuna delle sue parole. Ma non rinunciò a mentire usando, come sempre, la sua "arma da combattimento".(…) Così è stato per la questione dei 5 prigionieri dell'Impero Usa dal settembre 1998 che ha chiamato "spie", accusandoli di aver pianificato "attacchi terroristici" negli Stati Uniti, che hanno tentato di uccidere cittadini indifesi, che hanno cospirato per impedire la "vittoria democratica" a Cuba. E quando gli imputati furono finalmente rilasciati perché innocenti la i giornali tacquero tranquillamente. Non avevano più niente da dire. Mai, fino ad oggi, hanno menzionato di nuovo il caso. Ma la menzogna ha continuato a regnare nel discorso portandoli a negare ciò che la Banca Mondiale riconosce espressamente oggi: che Cuba ha la migliore educazione in America Latina; che la politica sanitaria di Cuba è la più efficiente del continente; che i progressi scientifici e tecnologici raggiunti da Cuba non sono stati raggiunti da nessun paese di lingua spagnola in America; che Cuba è il paese più sicuro della regione, e quindi la menzogna, la menzogna storica che hanno sempre tramato contro Cuba, l'ha estesa a tutti gli altri processi di liberazione che si svolgono nel continente. A noi questo non ci sorprende. Mentono anche tutti i giorni, quando parlano dei problemi del nostro paese. (…) Siamo consapevoli, quindi, che questo accade ovunque. Ecco perché non crediamo mai a ciò che dicono contro il Venezuela, o contro il Nicaragua e contro la Bolivia. Sappiamo che le cose sono esattamente l'opposto di quello che dicono. Mentre dicono che in quei paesi, le cose vanno male, possiamo essere sicuri che stanno bene. E quando dicono "stanno bene", allora abbiamo commesso degli errori e abbiamo perso la battaglia temporaneamente. Quello, non succederà. È molto importante scambiare impressioni ed esperienze, ricapitolare la nostra storia perché la lotta tra la vita e la morte è la lotta tra verità e menzogne. Che la verità sia, e sarà sempre, la bandiera dei popoli. E quelle bugie sono, e saranno sempre, le armi più letali dei potenti: ecco perché la lotta per la verità è nella nostra America, il pane del giorno. Questo l'esperienza ci ha insegnato, ma l'abbiamo soprattutto imparato dalla "Operazione Verità".




Di Gustavo Espinoza M. (*), Tratto da Resumen Latino-americano, 26 gennaio 2019

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