TODO CAMBIA ...
Visualizzazione post con etichetta I miei romanzi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta I miei romanzi. Mostra tutti i post

domenica 1 maggio 2022

1 maggio 1925 - "L'unica uscita" di Julio Antonio Mella

Nel giorno della festa dei lavoratori, con il sottotitolo “L’unica uscita”, Mella scrisse: “Il dominio yanqui in America non è come l’antico dominio romano di conquista militare, né come l’inglese, dominio imperiale commerciale travestito da Home Rule, ma è di assoluta dominazione economica con garanzie politiche quando sono necessarie. Per queste garanzie si confezionò l’Emendamento Platt, si occuparono militarmente nazioni come Haiti e Santo Domingo con lo scopo di imporre il terrore con la violenza, per assicurare poi la collocazione delle loro plusvalenze economiche. Molti scrittori reclamano, per risolvere il problema dell’America, “una dose maggiore di patriottismo e di onorabilità”. Noi ormai non sappiamo ciò che si vuole dire con patriottismo; poiché vediamo che la prima virtù di tutti i governi è fare prestiti, consegnare la terra agli stranieri ed assassinare o espellere gli operai che si alzano a chiedere semplici diritti costituzionali contro le compagnie americane (Estrada Palma, Menocal, Zayas, Leguìa, J.V.Gomez, Estrada Cabrera, Orellana, Porfirio Diaz ecc. ecc.) Ci si dirà che non è questo il patriottismo che si chiede. Noi affermiamo che non può esserci altro nel Potere, poiché gli Stati Uniti non permetterebbero un’elezione differente. Per caso nella nostra repubblica i magnati di Washington e di Wall Street non hanno sempre imposto il Presidente che conveniva ai loro interessi? E, non hanno chiuso la principale porta di progresso dei popoli, la Rivoluzione, con l’esprimere che non si sarebbe riconosciuto nessun governo rivoluzionario…finché non avesse reso il suo vassallaggio ai signori dello zucchero e del petrolio?

In tutta l’America succede lo stesso. Non si sostiene un governo senza la volontà degli Stati Uniti, dato che l’appoggio dell’oro yanqui è più solido del voto del rispettivo popolo. Oggi i popoli non sono niente, giacché la società è fatta per essere governata dal Dollaro e non per il cittadino. Qualsiasi gran riccone di Yanquilandia ha più dollari che i cittadini di tutti i paesi d’America. Il Dollaro oggi vince il Cittadino; bisogna fare in modo che il Cittadino vinca il Dollaro. Per questo, si dirà è necessaria una rivoluzione. Si, è così; però non una rivoluzione in più come quelle che si vedono tutti i giorni nei paesi d’America: rivoluzione di affamati politicanti desiderosi di saziarsi con il bilancio ed i prestiti degli Stati Uniti. Bisogna fare la Rivoluzione Sociale nei paesi d’America. Bisogna fare la Rivoluzione dei cittadini, dei popoli, contro il Dollaro. In tutti, compreso, o meglio, negli Stati Uniti del Nord America. Lottare per la Rivoluzione Sociale in America, non è una utopia di pazzi o fanatici, è lottare per il prossimo passo in avanti nella storia. Solo quelli che hanno la mente intorpidita potranno credere che l’evoluzione dei popoli dell’America si deve fermare nelle guerre d’indipendenza, che hanno prodotto queste fattorie chiamate Repubbliche, dove governano uomini uguali, peggiori alcune volte, dei viceré ed i capitani generali spagnoli. (…) La Rivoluzione Sociale è un fatto fatale e storico, indipendente dalla volontà dei visionari propagandisti. Non si provoca lo straripamento dei fiumi, con la volontà degli uomini, ma piuttosto è il fiume che esce dal suo alveo quando questo è piccolo per la sua portata. Così è la rivoluzione nei popoli. Così gli uomini d’America, come quelli d’Europa, non possono sopportare la società capitalista, che decise di suicidarsi, secondo la felice espressione di Ingenieros (…)”

(Centroamerica en Julio Antonio Mella – A. Cupull F. González – Ed. Abril)

sabato 27 novembre 2021

Novela destaca el compromiso y la visión política de Julio Antonio Mella

Julio Antonio Mella tuvo una vida breve, dinámica y profunda, y fue precursor de las ideas marxistas en América Latina. En la noche del 10 de enero de 1929, caminaba el héroe por una calle de la capital mexicana junto a la fotógrafa y luchadora comunista italiana, cuando a tiros fue asesinado por esbirros machadistas. Herido, dijo a Tina: «Muero por la Revolución». Y la gloriosa frase fue tomada por el escritor italiano Roberto Fraschetti para el título de su más reciente propuesta. Un libro que enaltece a alguien para quien el escritor fuera «un hombre extraordinario», «un huracán». El carisma, dinamismo, los dotes como orador y visión política, cualidades con las cuales partió clandestinamente de Cuba hacia México tras sufrir prisión y protagonizar una huelga de hambre de 18 días, la cual tuvo amplia repercusión nacional e internacional, fueron las temáticas resaltadas por el escritor. Inspirada en la vida del líder revolucionario cubano Julio Antonio Mella, fue presentada la novela Muero por la Revolución, este mes, en la embajada de Cuba en Italia, informó Prensa Latina. Fraschetti destacó la trascendencia de Mella, su pensamiento vigente, lo que justifica la admiración del novelista, «incluso en el último minuto cuando en brazos de Tina pronuncia la célebre frase que quedó grabada en la memoria de todos, esa es su grandeza», dijo. Gianni Maritati, vicejefe de la redacción cultural del servicio informativo televisivo Tg1 Rai, refiriéndose a la importancia y significación de la obra, señaló que la novela lo hizo pensar en el naturalismo francés de finales del siglo XIX al emplear la literatura como investigación de la realidad. Al respecto, expresó que el escritor es como el espeleólogo que va a las profundidades y emerge con conocimientos nuevos como resultado de investigaciones precisas. Por otro lado, indica PL, el embajador, José Carlos Rodríguez, insistió en no limitar la relación entre Mella y Tina a la de dos personas que se amaron intensa y profundamente, al tiempo que destacó la necesidad de transmitir la significación y vigencia de sus luchas a las nuevas generaciones. Muero por la Revolución es el quinto libro del narrador italiano, un relato de pasajes históricos relevantes de Cuba desde el periodo colonial hasta el triunfo de la Revolución. Fraschetti es autor además de Tabaco (2011), Luna nueva (2014), El canto de las nubes (2017) y El viento antes del viento (2018).

Autor: Redacción Cultural | cultura@granma.cu – 27 de noviembre de 2021

Il Granma, Julio Antonio Mella e il mio volume a lui dedicato

La notte del 10 gennaio 1929, l'eroe stava camminando per una strada della capitale messicana con la fotografa e combattente comunista italiana, quando fu ucciso dagli scagnozzi del dittatore Machado. Ferito, ha detto a Tina: "Muoio per la Rivoluzione". E la gloriosa frase è stata presa dallo scrittore italiano Roberto Fraschetti per il titolo della sua più recente proposta. Un libro che esalta una persona che per lo scrittore era "un uomo straordinario", "un uragano". Il carisma, il dinamismo, le capacità di oratore e visione politica, qualità con cui ha lasciato clandestinamente Cuba per il Messico dopo essere stato imprigionato e protagonista di uno sciopero della fame di 18 giorni, che ha avuto ampie ripercussioni nazionali e internazionali, sono stati i temi evidenziati dal scrittore.
Ispirato alla vita del leader rivoluzionario cubano Julio Antonio Mella, il romanzo "Muero por la Revolución" è stato presentato questo mese all'ambasciata cubana in Italia, ha riferito Prensa Latina.  Fraschetti ha sottolineato l'importanza di Mella, il suo pensiero attuale, che giustifica la sua ammirazione, "anche all'ultimo momento quando tra le braccia di Tina pronuncia la famosa frase che è stata scolpita nella memoria di tutti, è quella la sua grandezza". Gianni Maritati, vice responsabile della redazione culturale del Tg1 Rai, riferendosi all'importanza e al significato dell'opera, ha sottolineato che il romanzo gli ha fatto pensare al naturalismo francese di fine Ottocento utilizzando la letteratura come indagine di realtà. A questo proposito, ha espresso che lo scrittore è come lo speleologo che va negli abissi ed emerge con nuove conoscenze a seguito di accurate indagini. D'altra parte, indica PL, l'ambasciatore, José Carlos Rodríguez, ha insistito per non limitare il rapporto tra Mella e Tina a quello di due persone che si sono amate intensamente e profondamente, pur sottolineando la necessità di trasmettere il significato e la validità del loro combatti le nuove generazioni. "Muoio per la Rivoluzione" è il quinto libro del narratore italiano, racconto di importanti passaggi storici a Cuba dal periodo coloniale al trionfo della Rivoluzione. Fraschetti è anche l'autore di Tabacco (2011), Luna nuova (2014), Il canto delle Nuvole (2017) e Il vento prima del Vento (2018).

 Autor: Redacion Cultural - 27 de noviembre de 2021


lunedì 23 agosto 2021

Nueva novela italiana inspirada en la vida de Julio Antonio Mella: entrevista a Prensa Latina - Roma

Roma, 23 ago (Prensa Latina) 'Muero por la revolución' es el título de la más reciente novela del escritor italiano Roberto Fraschetti, inspirada en la vida del líder estudiantil y comunista cubano Julio Antonio Mella (1903-1929). 

Este es el quinto volumen de Fraschetti dedicado a momentos y figuras relevantes de la historia de Cuba después de 'Tabaco' (2011), 'Luna nueva' (2014), 'El canto de las nubes' (2017) y 'El viento antes del viento (2018).

Con una prosa amena y bien cuidada, el autor recrea en esta ocasión el ambiente de la década de 1920, período en el cual Mella concentró su actividad política desde su ingreso a la Universidad de La Habana en 1921 para estudiar Derecho, Filosofía y Letras, hasta su asesinato en México el 10 de enero de 1929.

En esa época había terminado la Primera Guerra Mundial y hubo una explosión de cultura, un deseo de vivir y también de transgresión que cambió un poco las cartas sobre la mesa, lo cual fue cierto para La Habana y la Ciudad de México a donde se trasladó Mella, indicó el autor a Prensa Latina.

Amenazado de muerte por el dictador Gerardo Machado, el joven cubano llegó a la capital mexicana en febrero de 1926 y allí conoció a la artista y luchadora revolucionaria italiana Tina Modotti, con quien compartió trinchera y el amor de pareja, aspectos destacados en el libro.

En el diálogo con Prensa Latina, Fraschetti dijo que 'el pueblo cubano es revolucionario, siempre en revolución desde el siglo XIX y en ese proceso aparecen personas extraordinarias que merecen ser contadas y Julio Antonio Mella es una de ellas'.

En mi trayectoria como escritor no podía faltar esta figura tan importante en la historia de Cuba, uno de los fundadores del Partido Comunista y protagonista de acciones que lo hacen todavía un punto de referencia para los jóvenes cubanos, apuntó.

En ese sentido, recordó que en 'El canto a las nubes' narró la etapa del derrocamiento de la dictadura de Gerardo Machado en la década de 1930, por lo cual no fue difícil captar la atmósfera de esos años, caracterizados, entre otras cosas, por una explosión de cultura y vitalidad, en La Habana principalmente.

Al referirse al método empleado como escritor, señaló que cuando comienza a pensar en el texto tiene ya definido el mensaje que desea transmitir, el cual mantiene presente hasta el final de la obra.

En este caso, precisó, el objetivo fue evidenciar la capacidad de esta persona a quien defino como un ciclón, un revolucionario completo, un pensador pero también un hombre de acción. Su vida no se detuvo nunca y por eso, 'cuando uno entra en contacto con él es como ser arrastrado por esa actividad sin fin'.

El joven revolucionario cubano ejerció el periodismo en la revista Alma Máter entre 1922 y 1923, año en el cual encabezó la lucha por la reforma universitaria, fundó la Federación de Estudiantes Universitarios, organizó y dirigió el Primer Congreso Nacional de Estudiantes e inauguró la Universidad Popular José Martí. En 1924 creó la Liga Anticlerical y la sección cubana de la Liga Antiimperialista de las Américas, con Carlos Baliño, con quien participó en la fundación del Partido Comunista de Cuba en 1925, entre otras cosas.

Por los impresionantes resultados de su febril actividad política, el líder histórico de la Revolución, Fidel Castro, lo calificó como el cubano que más hizo en menos tiempo.

Ante las dificultades para hallar bibliografía en italiano sobre Mella, en el libro aparecen intercalados capítulos de la historia recreada en la novela, con otros de textos biográficos de autores como Adys Cupull y Froilán González, Paco Ignacio Taibo II, Elena Poniatowska y Christiane Barckhausen.

Sobre la relación con Tina Modotti, el escritor resaltó que, en su opinión, el amor de pareja surgió porque ambos arribaron a Ciudad de México con la intención de defender y luchar por principios y valores comunes.

Al referirse a proyectos literarios futuros respecto a la isla, Fraschetti dijo que Cuba es una obra en construcción que siempre estimula, con una historia en un constante devenir generando personajes particulares dispuestos a sacrificarse por un ideal.

Como Julio Antonio Mella, abatido a balazos por sicarios al servicio de Machado en la noche del 10 de enero de 1929 mientras caminaba por una céntrica calle de la capital mexicana en compañía de Tina Modotti, a quien confió la frase con la cual el autor tituló su más reciente obra: 'Muero por la revolución'. (
mem/fgg)

Tina e Julio nelle parole dell'ambasciatore cubano in Italia

El escritor Roberto Fraschetti tuvo la gentileza de hacerme entrega, recién impreso, de su libro "Muoio per la Rivoluzione", sobre la vida y acción política revolucionaria de #JulioAntonioMella, fundador, en 1925, del primer Partido Comunista de Cuba. Inevitable, pues fue de estremecedora profundidad, el libro cuenta también del amor, la pasión política, la lucha revolucionaria y la fuerte afinidad espiritual que fragua el amor célebre entre #Mella y la militante y fotógrafa italiana #TinaModotti. En este salón de la Embajada, que lleva precisamente el nombre de Tina Modotti, hablamos de ella y de Mella, esos dos seres especiales que forman parte de los pilares de la relación histórica entre #Italia y #Cuba. Y claro, consecuentes con el legado de Mella y Tina, hablamos de las batallas políticas del presente, de la resistencia y la defensa de #Cuba y de la #RevoluciónCubana frente al bloqueo, frente a la obsesiva política anticubana de parte de Estados Unidos, y a las continúas operaciones político-mediáticas diseñadas y organizadas desde ese país para desestabilizar a #Cuba, acompañadas del coro cínico de la derecha internacional. Me satisface que Fraschetti tomara con tanta dedicación la propuesta que le hice dos años atrás, estando compartiendo Jorge y yo con él y su esposa en casa. Ese día hablamos mucho del pasado y del presente de las luchas por la justicia humana, y de la necesidad de ofrecer a los jóvenes de hoy referentes históricos que puedan ser asumidos como propios. Y eso son #JulioAntonioMella y #TinaModotti, referentes para el presente y el fututo. 

Dott. Josè Carlos Rodriguez embajador de Cuba en Italia

Lo scrittore Roberto Fraschetti ha avuto la gentilezza di consegnarmi, appena stampato, il suo libro "Muoio per la Rivoluzione", sulla vita e l'azione politica rivoluzionaria di #JulioAntonioMella, fondatore, nel 1925, del primo Partito Comunista di Cuba. Di una profondità sconvolgente, il libro racconta anche di amore, passione politica, lotta rivoluzionaria e la forte affinità spirituale che forgia il famoso amore tra #JulioAntonioMella e la militante e fotografa italiana #TinaModotti. In questa sala dell'Ambasciata, che porta proprio il nome di Tina Modotti, si parla di lei e di Mella, quei due esseri speciali che fanno parte dei pilastri dello storico rapporto tra #Italia e #Cuba. E naturalmente, coerentemente con l'eredità di Mella e Tina, si parla delle battaglie politiche del presente, della resistenza e difesa di #Cuba e della Rivoluzione #cubana contro il blocco, contro l'ossessiva politica anticubana da parte di gli Stati Uniti, e le continue operazioni politico-mediatiche ideate e organizzate da quel Paese per destabilizzare #Cuba, accompagnate dal cinico coro della destra internazionale. Sono soddisfatto che Fraschetti abbia preso con tanta dedizione la proposta che ho fatto due anni fa, mentre io e Jorge condividevamo con lui e sua moglie a casa. Quel giorno abbiamo parlato molto del passato e del presente delle lotte per la giustizia umana, e della necessità di offrire ai giovani di oggi riferimenti storici che si possano assumere come propri. E cioè #JulioAntonioMella e #TinaModotti, riferimenti per il presente e per il futuro.

Dott. Josè Carlos Rodriguez Ambasciatore di Cuba in italia

 

venerdì 13 agosto 2021

Muoio per la Rivoluzione. La Storia di un uomo straordinario: Julio Antonio Mella

TINA e JULIO s'incontrano per la prima volta a Città del Messico, al sesto congresso dell'Internazionale comunista. E’ il giugno del 1928. Quel giorno d'estate nasce un grande amore. Lei, 32 anni, italiana, fotografa, militante; lui, 27 anni, cubano, leader del Pc di Cuba, ricercato dai sicari del dittatore Machado. 

Diventano inseparabili. La loro relazione è viscerale. Li unisce l'amore, la passione politica, la voglia di lottare per i valori non negoziabili e una forte affinità spirituale.

“Muoio per la Rivoluzione”, raccontato attraverso gli occhi di un giovane reporter, è anche una narrazione sulle bassezza umane, sull’eroismo, sullo splendore e sulle miserie della capitale cubana degli anni ’20 che diviene così protagonista, sulla cultura di Città del Messico dove si ritrovano gli artisti di mezzo mondo e dove Julio Antonio Mella incontrerà Tinissima.

E’ il racconto di un tempo in cui ogni cambiamento sembrava possibile, in nome del popolo, dei diritti e di libertà da conquistare e che mostra quanto siano ancora attuali alcuni concetti di lotta politica che a molti, conviene dire, sono morti e sepolti. 



 

venerdì 11 settembre 2020

I SEGRETI DI TRIPOLI - Seconda storia in Libia ai tempi del Fascismo

Tripoli. 11 settembre 1940: L’attacco italiano all’Egitto scattò sotto forma di avanzata frontale. L’Europa bruciava e intanto intonava con una sola voce Deutschland, Deutschland über alles, ma in Libia si ascoltava un’altra musica. Dopo la morte di Balbo, il comando delle operazioni era passato nelle mani del maresciallo Graziani che aveva chiesto subito rinforzi. Da Roma erano arrivate però solo parole di incitamento e le certezze di una vittoria sicura. Filippo Razzali, ex ufficiale dell’esercito italiano durante la pacificazione della Cirenaica, disertore e autoesiliato, viene rintracciato da un colonnello dei Servizi Segreti: “Per una faccenda che mi assilla nel profondo”. Alla domanda: “Perché proprio io?” – Razzali troverà presto la risposta grazie a una serie di indizi che lo condurranno dapprima nel deserto infuocato nell'oasi di Giarabub e poi nei segreti di Tripoli, la città in cui tutto sembra sotto controllo ma che può diventare da un momento all’altro una polveriera, sulle tracce di una sua vecchia conoscenza per riscattare un debito d’onore. Fra thriller e spionaggio, l’originalità della figura del capitano Razzali, paladino di principi solo in apparenza superati, è rappresentata dal rispetto dei principi morali e l’obbedienza agli ordini militari. Con una ricostruzione sapiente e drammatica tipica del giallo d’azione bellico, il mistero e il complotto si mescolano alla minuziosa ambientazione storica. Questo romanzo prosegue il filone letterario dell’autore nel tentativo di far luce nel pozzo profondo e spesso dimenticato della grande Storia d’Italia nella vicina terra libica, sponda dell’Impero voluto dal Duce, in cui il vizio e il malcostume la fanno da padrone.  

giovedì 25 aprile 2019

LA MIA INTERVISTA A CUBADEBATE


“Noi dobbiamo dire qui quella che è una verità conosciuta, che l’abbiamo espressa sempre davanti al mondo: fucilazioni, sì, abbiamo fucilato, fuciliamo e continueremo a fucilare”. Ernesto Che Guevara, ONU, 1964  

“Mi chiedi perché su altre realtà africane o sudamericane ho scritto solo un libro ed invece su Cuba quattro? Dipende dalla prima volta che sono stato in questa Isola Ribelle, quando ho scoperto il suo popolo fiero, che non si è mai piegato all’Imperialismo, ed è nata una passione che dura ancora oggi!”. Chi mi sta raccontando del suo amore per Cuba è lo scrittore romano Roberto Fraschetti, che quest’anno ha presentato qui a la Feria del Libro de L’Avana il quarto libro della saga dei Gutierrez, “Il vento prima del vento”.
“In realtà io pensavo scrivere solo un libro su Cuba, che è poi diventato l’ultimo, e quando ho incominciato a studiare la storia dell’Isola ho scoperto che effettivamente tutte le Rivoluzioni cubane sono connesse da un filo e quindi dopo aver scritto il quarto, sono tornato alle origini della famiglia Gutierrez, cioè a Universo Diaz, un impertinente latin lover ed impenitente giocatore d’azzardo, amante della buona vita, che da Sevilla, nel 1838, si imbarca verso Cuba”.
Roberto mi racconta che ha conosciuto Cuba per la prima volta nel 2006, dopo essere stato in Perù a presentare un libro sulla Bolivia e sulla foresta dell’Amazzonia. Un poco annoiato dalla vita culturale del Perù, decide di andare a Santiago di Cuba, invitato da Ermanno, un “quasi” fratello. Qui, l’isola ribelle lo colpisce a fondo ed immediatamente incomincia il quarto libro della saga. Ma ritornato in Italia scopre il filo rosso che unisce dal 1868, passa per l’espulsione degli spagnoli alla fine del 19º secolo, transita attraverso gli anni 30 per arrivare alla data chiave: 1º gennaio 1959. Partendo da Universo, ha raccontato la storia di cinque generazioni, tutti personaggi immaginari che però hanno come telone di fondo la vera storia di Cuba.
“Sono convinto che un vero scrittore, indipendentemente da dove è nato, quando arriva a Cuba, la respira, la vive e sente da subito il bisogno di scrivere su di lei, ogni attimo è un impulso così forte che si sente la necessità di captarlo e fissarlo su un foglio. Vedere questo mio fratello di lotta, un vero comunista che ha fatto mille battaglie, già avanti negli anni, che è ancora capace di commuoversi quando ascolta un son o un danzon ne La Casa de la Trova è come un flash che non cancelli più”.
“Per me è stato interessante scoprire i legami tra la storia italiana e quella cubana, i due dittatori, Machado e Mussolini, la mafia italiana esportata negli USA che faceva da padrona sull’isola e poi il vento della Rivoluzione che ha messo tutto a posto. Noi, invece in Italia non abbiamo avuto questo vento, siamo passati ad essere schiavi degli statunitensi dopo la seconda guerra mondiale…noi non abbiamo avuto Fidel!”.
“Il fatto di far conoscere la vera Cuba in Italia è importante, perché purtroppo la nostra stampa è totalmente allineata a destra, a parte poche luci solitarie, su Cuba sempre dichiarano che il popolo sta morendo di fame, non riconoscono la sua educazione, il sistema sanitario, l’efficacia nella ricostruzione, come per il tornato di gennaio di quest’anno…..noi che abbiamo ancora la maggioranza degli italiani che non hanno visto niente della ricostruzione dopo il terremoto di Amatrice, accaduto quasi tre anni fa, nell’agosto del 2016!!!”.
“Ma sai che adesso gira una voce in Italia che Mussolini è stato l’unico che ha sconfitto la mafia???”, mi racconta Roberto quasi incredulo, ed io gli rispondo che credo che in Italia, dopo il 25 aprile 1945, l’unico enorme errore che abbiamo fatto noi italiani è stato quello di deporre le armi troppo presto e permettere che loschi personaggi opportunisti “si siano cambiati la maglietta del partito” e siano apparsi sull’altra sponda.
Fidel ed Ernesto Che Guevara, con il loro grande cuore e la loro visione del futuro, la loro grande morale, non hanno permesso che questo succedesse a Cuba.
“La stampa di destra, adesso non solo attacca Cuba, sta facendo un disastro anche con Venezuela, perciò bisogna continuare a denunciare le menzogne e la fake news, e per questo credo che la cultura sia la chiave. Non posso solo accontentarmi di dire ‘Viva Fidel’, come scrittore, devo essere conseguente!”. “Purtroppo adesso, è difficile difendere i presidenti come Maduro perché anche le parole che usi devono essere scelte con attenzione, in Italia per esempio non puoi usare parole ‘socialismo’, ‘comunismo’ od ‘antimperialista’ perché ti tacciano di obsoleto, che sono parole del XX secolo che non esistono più!”
Per concludere, Roberto sottolinea ancora una volta la grandezza morale di Fidel Castro, per spiegare la forza di Cuba, “quando è morto ho visto le file interminabili della gente piangendo, perché, a favore o no, sapevano che se ne era andato un grande leader. E questo serve a spiegare il perché di tante cose in Italia….alla fine, loro, i cubani, ce l’hanno avuto e noi no!”. (Ida Garberi) 



giovedì 18 aprile 2019

Los lugares de los Gutierrez: La Habana, la fuente de la India


Estaba esperando a Yara delande de la estatua Fuente de la India desde hacía un cuarto de hora.  La ví llegar.  Vestía pantalones y chaqueta de lino blanco.  Las grandes gafas de sol le escondían el rostro pero la sensualidad quedaba inalterada.
Bajé de la Ford y le abrí la puerta.
“¿Me perdonas por el atraso?” – preguntó con aire culpable.
La ayudé a subir y agregué:  “Si no te molesta podemos abrir la capota”.
“Me parece una buena idea” – respondió.
Estaba radiante.  Sentía su mirada sobre mí y esto me avergonzaba.  Ella parecía intuír mi titubeo:  “He pensado que habrías cambiado idea – dijo – sobre este encuentro”.
Con unos golpecitos arreglé la capota y volví al puesto de guía.
Hablamos como de costumbre: la vida en Cuba, la pobreza de la isla, la lejana Italia y el frío de su Invierno; era una manera para olvidar el asunto del encuentro con el comisario.
“¿Dónde vamos?” – pregunté.  Con todo lo que había pasado no había tenido tiempo para elegir un lugar.  Tenía claro que teníamos que ser prudentes.  Salía con una mujer de la alta sociedad, seguida de “paparazzi” y de agentes de los servicios secretos.  Yo venía vigilado por la Policía.  Ella, heredera de un hombre muerto en un asalto.  Las posibilidades de meterse en otros problemas crecían en forma exponencial.
Fue ella a sugerir:  “A mi lugar favorito”.
Sonreí, pensando que me estaba llevando a un lugar que para ella tenía un significado.
“¿Tú tienes un lugar particular en tu ciudad? Un lugar que tenga un valor particular único.  Un café, un mirador, una playa o una pizzería”.
Tenía una mirada de niña.  Y en fondo, pensé, a pesar de todo, lo era todavía:  “Cada uno en la vida tiene un lugar especial” – le respondí.
“Verás, te va a gustar.  Anda hacia los Almendares”
Seguí la calle que pasaba por la orilla del mar y me dirigí hacia el río.
“Pero no puedo quedarme hasta muy tarde” – agregó con una pizca de sonrisa.
“Tampoco yo.  Tengo cita con Fernández” – respondí, intuyendo en su actitud una forma de desilución parecida a la mía, que nos acercaba volviéndonos cómplices durante el tiempo breve que  pasábamos juntos.

martedì 2 aprile 2019

I luoghi dei Gutierrez: L'Avana, la Fuente de la India


Aspettavo Yara alla Fuente de la India da un quarto d’ora. La vidi arrivare. Bellissima. Indossava pantaloni e giacca di lino bianchi. I grandi occhiali scuri le nascondevano il viso ma la sensualità rimaneva inalterata.
Scesi dalla Ford e aprii lo sportello.
“Mi perdoni per il ritardo?” – domandò con aria colpevole.
La aiutai a salire e aggiunsi: “Se non ti disturba potremmo togliere la capote”.
“Mi sembra un’ottima idea” – replicò.  
Era raggiante. Sentivo il suo sguardo su di me e questo mi imbarazzava. Lei sembrava intuire il mio tergiversare: “Ho pensato che avresti cambiato idea – disse – su questo incontro”.
Con qualche colpetto spianai la capote e tornai al posto di guida.
Parlammo delle solite questioni: la vita a Cuba, la povertà dell’isola, l’Italia lontana e nella morsa dell’inverno; era un modo per dimenticare la vicenda dell’incontro con il commissario.
“Dove andiamo?” – chiesi. Con tutto quello che era successo non avevo avuto il tempo di scegliere un luogo.
Capivo solo che avremmo dovuto essere pruden­ti. Ero con una donna dell’alta società, seguita dai paparazzi e da agenti dei servizi segreti. Io ero seguito dalla Polizia. Lei, erede di un uomo ucciso in un agguato. Le probabilità di cacciarci in altri guai raddoppiavano in modo esponenziale.
Fu lei a suggerire: “Al mio posto preferito”.
Sorrisi, pensando che mi stesse por­tando in un posto che per lei aveva un significato.
“Tu ce l’hai un posto particolare nella tua città? Un luogo che ha un valore particolare, unico. Un caffè, un belvedere, una spiaggia o una pizzeria”.
Aveva lo sguardo da bambina. E in fondo, pensai, nonostante tutto, ancora lo era: “Ognuno di noi nella vita ha un posto speciale” – le risposi.
“Vedrai, ti piacerà. Vai verso l’Almendares”.
Seguii la strada che costeggiava il mare e mi diressi verso il fiume.
“Ma non posso fare molto tardi” – aggiunse con un sorriso appena accennato. 81
“Anche io. Ho appuntamento con Fernandez” – risposi, intuendo nel suo atteggiamento una forma di delusione pari alla mia che ci avvicinava, rendendoci complici, per il breve tempo da trascorrere vicini.

giovedì 28 marzo 2019

Los lugares de los Gutierrez: La Habana, hotel Nacional


En los primeros meses del año 1952 Batista, con un golpe de Estado muy bien preparado, había tomado el poder en una noche, sin disparar ni una sola bala, suspendiendo la constitución, disolviendo los partidos, prohibiendo las manifestaciones. La administración Truman se había alineado, sin reservas, al lado del dictador. El pueblo cubano, atónito, no había reaccionado, a excepción de Castro que había afirmado: “No existe nada de más amargo en el mundo que el espectáculo de un pueblo que se duerme libre y se despierta esclavo”. El mundo político y aquel de los negocios, acostumbrados a la corrupción, intuyeron que se estaba preparando un pastel aparentemente sin límites.  La apertura de los cordones de la bolsa estatal era codiciada por  muchos y, para quienes actuaban en las zonas grises del tejemaneje entre comercio, política y corrupción, colaborar con el hermano cercano a estrellas y barras no habría sido un problema. Fue en aquel período que Batista manifestó claramente su idea de sociedad y reclutó, como consejero para el juego de azar, Mayer Lansky que, cuando le  preguntaron  si hubiera estado disponible en cambio de 25.000 dólares al año, respondió:  “Cuenten conmigo”. La idea de transformar la capital cubana en una nueva Las Vegas circulaba ya desde hace tiempo entre los hombres fieles al boss Salvatore Lucania, conocido como Lucky Luciano, y la ascención del Mulato Lindo, sobrenombre dado al dictador años atrás, había resuelto buena parte de los problemas.  Luciano y Mayer Lansky,  compañeros desde cuando eran muchachos en busca de gloria, comenzaron a tejer la tela, seguros que los colegas de la cúpula norteamericana los habrían apoyado.  Así fue que desde Cleveland llegaron los viejos amigos de la banda de Mayfield Road, que con Lansky habían creado la Molaska Corporation a finales del Prohibicionismo.  Llegaron amigos desde Las Vegas.  Se agregaron los representantes del grupo de Chicago.  Cinco familias de New York, New Orleans, Buffalo, Kansas City y Pittsburgh viajaron con regularidad a La Habana, donde alrededor de las piscinas se encontraban el hebreo polaco y el siciliano, Costello o Genovese.  No podía faltar a la llamada Santo Traficante, el hombre de los ojos verdes que desde hacía tiempo se había transferido a Cuba que, a pesar de su aspecto manso, era famoso por sus actos violentos. Una reunión que había tenido un prólogo en diciembre de 1946 cuando, en el Hotel Nacional, todos los representantes de las familias se habían encontrado para una conferencia que  había pasado a la historia de la mafia.  Hombres en apariencia honestos y dedicados a los negocios, ligados por lazos inseparables, decididos a actuar el Método, como algunos llamaban al acuerdo ideado por Lansky, que consistía en el dividir en tres partes los ingresos nocturnos: un tercio para pagar los gastos de la sala, un tercio como ganancia y un tercio para girarlo  a los altos cargos judiciales y gobernativos, los que en  cambio no habrían visto lo que estaba pasando y habrían permitido a Lansky  de actuar sin problemas.  Todos reunidos alrededor de la idea de transformar La Habana en una ciudad donde no se dormía nunca, seguros de que cuando el dinero iniciaría a circular, cada uno habría tenido un pedazo de la torta. (El Viento antes del Viento)

venerdì 22 marzo 2019

I luoghi dei Gutierrez: La Habana, hotel Nacional

Nei primi mesi del 1952 Batista, con un colpo di Stato ben orchestrato, aveva preso il potere in una notte, senza sparare un colpo, sospendendo la Costituzione, sciogliendo i partiti, proibendo le manifestazioni. L’amministrazione Truman si era schierata, senza esitazioni, a fianco del dittatore.Il mondo politico e quello affarista, abituati alla corruzione, intuirono che si stava apparecchiando una torta in apparenza senza limiti. L'apertura dei cordoni della borsa statale faceva gola a molti e per chi agiva nelle zone grigie dell'intreccio fra commercio, po­litica e corruzione collaborare con il vicino fratello a stelle e strisce non sarebbe stato un problema. 
Fu in quel periodo che Batista manifestò chiaramente la sua idea di società e arruolò, come consigliere per il gioco d’azzardo, Mayer Lansky che, alla domanda se fosse stato disponibile in cambio di 25.000 dollari annui, aveva risposto: “Puoi scommetterci”. L’idea di trasformare la capitale cubana in una nuova Las Vegas circolava già da tempo tra gli uomini fedeli al boss Salvatore Lucania, conosciuto come Lucky Luciano, e l’ascesa del Mulato Lindo, soprannome affibbiato anni addietro al dittatore, aveva risolto buona parte dei problemi. Luciano e Mayer Lansky, suo compagno dai tempi in cui erano due mocciosi in cerca di gloria, cominciarono a tessere la tela sicuri che i colleghi della cupola nordamericana li avrebbero seguiti. Così da Cleveland arrivarono i vecchi amici della banda di Mayfield Road, che con Lansky avevano creato la Molaska Corporation alla fine del periodo del Proibizionismo. Arrivarono amici da Las Vegas. Si presentarono i rappresentanti del gruppo di Chicago. Cinque famiglie di New York, New Orleans, Buffalo, Kansans City e Pyttsburgh si recarono con regolarità a l’Avana dove, a bordo delle piscine, incontravano l’ebreo polacco, il siciliano, Costello o Genovese. Non poteva mancare all’appello Santo Trafficante, l’uomo dagli occhi verdi da tempo trasferitosi a Cuba che, nonostante l’aria mite, era conosciuto per le sue imprese violente. Un rendez–vous che aveva avuto un prologo nel dicembre del 1946 quando, all'Hotel Nacional, tutti i rappresentanti delle famiglie si erano incontrati per una conferenza che era rimasta nella storia della mafia. Uomini in apparenza onesti e dediti agli affari, legati da legami indissolubili, decisi ad attuare il Metodo, come alcuni chiamavano l’accordo, ideato da Lansky e che consisteva nel dividere in tre parti gli incassi serali in modo da pagare le spese per la sala, i guadagni e un terzo da girare per i premi in denaro concessi alle alte cariche giudiziarie e governative, i quali in cambio avrebbero guardato altrove e consentito a Lansky e ai suoi di agire indisturbati. Tutti riuniti intorno all’idea di trasformare l’Avana nella città dove non si dormiva mai e sicuri che quando il dena­ro avrebbe iniziato a scorrere, avrebbero avuto la loro fetta di torta.


martedì 12 marzo 2019

Los lugares de los Gutierrez: Media Luna

Cuando Yara Gutiérrez vió una Chevrolet parqueada con el motor encendido delante del portón de la villa de sus padres, comprendió que en aquel preciso momento su vida habría cambiado para siempre.  Y entonces comenzó a correr, correr, sin pensar en nada más, siguiendo justamente aquellos senderos de los que conocía cada hilo de hierba.  Con el miedo que le llenaba la boca seca, los ojos abiertos sobre un futuro negro como la noche.  Enceguecida por el pánico, sin tener tiempo para llorar.  Hubiera querido gritar, pero el miedo la invadía como olas similares a golpes y entorpecía sus reacciones.  Se sentía como si hubiera fumado una de aquellas yerbas del sabor denso que circulaban entre los estudiantes, arrastrada en un mundo lejano, en una pesadilla que no le pertenecía y de la que no tenía ningún control. Y así, después de vestirse rápidamente, con un par de pantalones de algodón, una camiseta y un par de zapatos que cogió al vuelo, huyó de la villa.  Salió por la parte posterior de la casa y esa fue su salvación.  Atravesó el gran jardín temblando, con el agua que le mojaba los cabellos y penetraba por debajo de la ropa.  Una cartera con algunos diarios y pocos dólares que su padre, el jefe Gutiérrez, había logrado meterle adentro, eran toda su riqueza.
“Yara, vendrán a buscarte pronto.  Es mejor que no te encuentren” – le había dicho.
Se detuvo antes de asomarse a la calle, indecisa, con el cuidado natural de la presa que huele el olor de la trampa.  Delante a sí se extendía el simple trazado de los campos, hecho de calles rectas.  Un territorio conocido que de repente se volvía enemigo.  Media Luna escogió como dirección, ir hacia el río Yara, donde había sido concebida y del que había tomado el nombre.
Apretó los diarios contra su pecho, la historia de su familia, como para protegerse y se puso en camino sobre el borde de la calle  desierta, cabizbaja, sin mirar ni a la derecha ni a la izquierda, con el paso veloz para poner la mayor distancia posible entre ella y la vida pasada que se apagaba a sus espaldas. Recorrió la noche sin mirar hacia atrás.  Millas y millas entre la campiña.  Los zapatos  se le habían soltado, decidió de quitárselos.  Amarró los cordones y se los pasó a los lados del cuello.  Dejando balancear los zapatos y ríendo al solo pensarlo.  En la oscuridad nadie la habría visto pero con la luz del día, una muchacha descalza habría llamado la atención de  miradas sospechosas.  Esperó no tener que correr sobre un terreno tortuoso.  Se habría torcido un pié si hubiera tenido que correr sobre un terreno tan accidentado, y continuó sintiendo bajo sus pies la pista de tierra, a través de los campos, escuchando ladrar a los perros de vez en cuando.   Se detuvo varias veces  tratando de orientarse  para controlar si la seguían.  Tenía necesidad de pensar.  No vió nada de sospechoso o que indicara peligro y para tomar aliento y calmar el latido de su corazón, se apoyó a un árbol grande  sin perder nunca de vista el camino.  La fatiga, el sueño, el ansia parecían no darle tregua.  Decidió de no empujar hacia atrás los cabellos húmedos.  Una vez secos habrían escondido sus rasgos a las miradas indiscretas.  El pensamiento regresaba a los diarios que su padre le había entregado unos instantes antes de dejarla ir:  números de teléfono, direcciones, apuntes, contactos.  Así tantos nombres de amigos y enemigos que no era fácil  distinguir los unos de los otros.  Algunos mexicanos, otros estadounidenses, pero sobretodo cubanos, de La Habana y de Santiago de Cuba. 
“Los diarios léelos y luego quémalos” – le había gritado – júrame que lo harás”.
Yara, confundida había asentido.  Luego había huído en la oscuridad de la noche.  No había tenido mucho tiempo para entender.  Ni siquiera había llevado consigo el reloj que sus padres le habían regalado para su cumpleaños.  Alejó aquel pensamiento frívolo.  Miró hacia el mar y se dió cuenta de que estaba amaneciendo.  Il sendero parecía tranquilo, el tráfico todavía inexistente, algún campesino se asomaba en las granjas.  Nadie en las cercanías.  El pueblo no debería estar lejos.  Eran ya dos horas que estaba caminando.  No tuvo el coraje de mirarse los pies cuando se puso los zapatos.  Vió la carreta de un pobre hombre que vendía bebidas, cigarrillos y periódicos.   El hombre estaba acostado en el suelo, sobre un cartón de embalaje.
Nuevamente sintió un dolor a la espalda, a los músculos bajo esfuerzo.  Culpa del frío de la noche que la había asediada.  Se sentía golpetear en los tímpanos:  un pulsar sordo, repetitivo, que se sobreponía a los pensamientos que retumbaban en su cabeza.  En aquel momento, no habría sido capaz   ni siquiera de entender desde donde habría partido el disparo que pondría fin a ese suplicio.   El sabor amargo que tenía en la boca se acentuó de golpe.  Tuvo que pararse y provocar el vómito, todo lo poco que había comido la noche anterior. 
Una vida ... antes.
Aquella hebra de sobrevivencia la había impulsado a ir hacia adelante.  Le había dado el tirón justo cuando se convenció de que habría caído en un torbellino  de tinieblas, donde los enemigos de su padre la habrían querido relegar.  Su carácter y su fuerza le habían indicado la vía de la salvación.  Vió en la lejanía resplandecer las lucecitas del cementerio e intuyó que allí adentro, en el reino de los muertos,  habría encontrado una protección.  Así, aquella noche, nublada y sin luna, la ayudó en la fuga, cubriendo  sombras y  sonidos.  Los cipreses, alineados como un ejército de vigilantes mudos a los lados del pequeño sendero parecían doblarse en señal de luto e inclinarse al dolor, mostrando un gesto de respeto al pasar  la heredera de los Gutiérrez.  El soplo del viento pareció querer arrastrar todo, mezclando con las sombras de la noche, el miedo, el dolor y el ansia que se anidaban dentro de ella, nublándole los sentidos, dejando vivo sólo el instinto de sobrevivencia, hasta que la carrera, el jadeo y la falta de oxígeno se convertieron en anestesia y su correr terminó en una capilla vacía.  Decidió esconderse allí para disponer del tiempo de pensar a su familia, a las palabras de su padre, a su nueva vida.  Si su padre la hubiera visto así, tal vez se habría burlado pero ¿para qué había servido su dinero?   ¿Dónde habían ido a parar sus amigos potentes? ¿Dónde estaban, qué es lo que hacían.  Por qué no lo habían avisado?  ¿Y qué cosa habría hecho ella, ahora que todo parecía acabar?  No tuvo el tiempo de responderse, que se quedó dormida exhausta.

lunedì 11 marzo 2019

I luoghi dei Gutierrez: Manzanillo e la Sierra Maestra

Quando Yara Gutierrez vide una Chevrolet parcheggiata con il motore acceso davanti al cancello della villa dei suoi genitori, capì che la sua vita sarebbe cambiata per sempre. E allora cominciò a correre, correre senza pensare a altro, percorrendo quei sentieri di cui conosceva ogni filo d’erba. Con la paura a riempire la bocca asciutta, gli occhi aperti su un futuro nero come la notte, in preda al panico, senza avere il tempo di piangere. Lo avrebbe voluto fare fino a squarciarsi la gola, ma la paura la assaliva a ondate si­mili a pugni e intorpidiva le sue reazioni. Si sentiva come se avesse fumato una di quelle erbe dal sapore denso che circolavano tra gli studenti, trascinata in un mondo lontano, in un incubo non suo sul quale non aveva alcun controllo. E così, dopo essersi vestita in tutta fretta, con un paio di pantaloni di cotone, una maglietta e un paio di scarpe afferrate al volo, fuggì dalla villa. Uscì dalla parte posteriore della casa e fu la sua salvezza. Attraversò il grande giardino tremando, con l’acqua che le bagnava i capelli, penetrando sotto i vestiti. Una borsa contenente alcuni diari e pochi dollari che suo padre, el jefe Gutierrez, era riuscito a ficcarci dentro, erano tutta la sua ricchezza.
“Yara, verranno subito a cercarti. E’ meglio che non ti trovino – le aveva detto – scappa verso la Sierra. Solo lì troverai la salvezza”.
(tratto da: Il Vento prima del vento)



mercoledì 6 marzo 2019

Los lugares de los Gutierrez: La Habana, la università Alma Mater

Los estudiantes afluían a las calles creando, con los obreros, un único gran desfile.  Algunos jóvenes alzaban un cartel que decía:  “¡Revolución o muerte!” 
Algunas mujeres llevaban carteles que animaban al Líder máximo. “El Movimiento 26 de Julio ha proclamado una huelga y la universidad está en paro – me explicó Almeyda – como respuesta a la violencia y a los abusos.  Castro ha iniciado desde aquí.  Se inscribió a dieciocho años.  A veinte era un líder indiscutibile.  Fue procesado por actos subersivos contra el Estado y condenado.  Desde hace tiempo circula en la ciudad su defensa al proceso.  ¿La ha leído alguna vez?” “Son cosas clandestinas. Y yo soy italiano”. “No sabe lo que se ha perdido.  Es de una simpleza inquietante.  Pero cuando lees las cosas simples, te viene de pensar:  ¿porqué estas cosas no las he dicho yo?  Son tantos aquí en Cuba en creer que haya llegado el momento de cambiar  y que Fidel sea el hombre justo”.


(El Viento antes del Viento) 

I luoghi dei Gutierrez: L'Avana, Gran Teatro Nacional


“Dobbiamo spostare il nostro racconto in avanti di qualche mese  - disse il mio amico Ermanno, iniziando poi a raccontare: "Sbarcai a l’Avana nei primi giorni di dicembre del 1957. Stanco e stravolto dal fuso orario, attraversavo in taxi il Paseo del Prado e divoravo con gli occhi le insegne al neon che lo illuminavano, gli alberghi di lusso, in cui tutto il mondo sembrava trovare divertimento, il Gran Teatro Na­cional, inserito nel sontuoso complesso del Centro Gallego, e tanti altri edifici con portoni e colonnati interminabili, che avevo sentito descrivere centinaia di volte. E sull'altro lato della carreggiata, una folla rumorosa sciamava in direzione del Parque Central. Per le vie passeggiava un'indescrivibile varietà di ragazze. Creole, mulatte, cinesi, bianche. Alte, abbigliate con semplicità ma dotate di una grazia naturale che faceva volgere lo sguardo soprattutto ai fanfaroni americani che circolavano in bermuda. La città vibrava e rimandava nell'aria il sapore di una vita da favola.
(tratto da: Il Vento prima del Vento)



lunedì 4 marzo 2019

Los lugares de los Gutierrez: calle Obispo en La Habana


Poco después divisamos la calle Obispo y el edificio de los Gutiérrez. Santiago Gutiérrez se había hecho cargo de la consistente herencia de la familia, mudándose a la hacienda en los meses de la cosecha del tabaco, mientras en el edificio de calle Obispo había instalado las oficinas.  Era desde allí que el tabaco era seguido en su largo recorrido que desde el enorme fundo  alcanzaba cada parte del globo.

Aunque estaba deslumbrado por su belleza y su esplendor. Yara en su mirada el rayo de una persona que busca justicia, sabiendo que antes o después la habría encontrado.  Quedó asomada, con los ojos perdidos en la noche:  “Nunca he querido olvidar.  El viento de la revolución será como una justicia divina.  Aplanará cada cosa y dará paz a todos los que en esta isla están obligados a agachar la cabeza”.
Nos tendimos en la cama, quedando  en silencio por mucho rato, y aunque a pesar de saber que ella estaba despierta, caí en un sueño profundo.  Me desperté después de dos horas.  La habitación estaba desierta.
Encontré una nota escrita con una caligrafía decidida y ordenada:

Calle Obispo. Entre Aguacaste y Compostela.
Hay una librería y al lado un portón.
Estaré allí a esperarte…cuando querrás…



domenica 3 marzo 2019

I luoghi dei Gutierrez: calle Obispo a l'Avana

E pur abbagliato dalla sua bellezza e dal suo splendore, lessi nel suo sguardo il lampo di una persona che cerca giustizia sapendo che prima o poi la otterrà. Rimase affacciata, con gli occhi persi nella notte: “Non ho mai voluto dimenticare. Il vento della rivoluzione sarà come il giudizio di un Dio giusto. Appianerà ogni cosa e ridarà pace a tutti coloro che su questa isola sono costretti a chinare il capo”.
Ci allungammo sul letto, rimanendo a lungo in silenzio e pur consapevole che lei fosse sveglia, scivolai in un sonno profondo. Mi svegliai dopo due ore. La stanza era deserta.
Trovai un biglietto scritto con una calligrafia decisa e ordinata:

Calle Obispo. Tra Aguacaste e Compostela.
C’è una libreria e di lato un cancello.
Sarò lì ad aspettarti…quando vorrai…


venerdì 1 marzo 2019

Los lugares de los Gutierrez: Yara


La muchacha no tenía aún treinta años.  Llevaba un vestido de lino rojo que diseñaba su cuerpo con garbo.  Su mirada, perdida en el aire que olía a riqueza, mostraba una expresión incierta, como si estuviera a punto de sonreír y luego hubiera cambiado  idea. Los cabellos eran muy cortos y tenían una tonalidad particular.  Acostumbrado a buscar la luz y los matices en cada cosa, los habría definido casi amarillos, aún más que rubios y, las pestañas largas exaltaban la luz de sus ojos.  Ningún engaño puede competir con la simple evidencia de sus hombros derechos, del diseño armonioso de una bella espalda y de un seno exhuberante y provocante, como dos montañas que desafían a un conquistador. A pesar del maquillaje, de las pupilas partía una mirada ingenua, delicada y esto acentuaba la espontaneidad de su rostro.  La forma de los ojos dejaba en el aire un sabor de tierras árticas y los labios bien diseñados contribuían a marcar antiguos rasgos de las estepas.  La pertenencia a un mundo lejano encontraba confirmación en la cándida piel y en la curva delicada de la quijada.
Pero la mirada, los ojos, el iris azul me impactaron más que otra cosa, y por largo rato la miré, sin lograr apartar mi vista, intuyendo que Yara Gutiérrez vencía, en belleza, a todas las otras mujeres, sonriendo a momentos, casi como queriendo disculparse públicamente por ser tan bella y tan increíblemente atractiva.  Cualquiera, mirándola, habría imaginado que era una mujer sofisticada y segura de sí misma tanto en el plano personal como en aquel social.  Era su historia a hablar por ella,  su modo de moverse y mirar, de gustarse el mundo.  Sólo en los días siguientes, después de haber revelado las fotos de la noche, me di cuenta de que su particularidad estaba en la capacidad de encantar al interlocutor.  De aquellos ojos se generaba una luz, un reflejo que mostraba una fuerza escondida, profunda hasta hacerla parecer disminuída por fuerza en su personaje de mujer rica e importante.  Ojos capaces de iluminar el mundo alrededor y las personas que lo frecuentaban.  Tal vez para advertirles de lo que habría sucedido de allí a pocos meses.  Ojos capaces de mostrar un mundo que vivía en la penumbra de fatigas lejanas.  Entender qué cosa escondían aquellos ojos habría sido imposible, pensé mirando mis fotografías.  ¿Pasión? ¿Rabia? ¿O un secreto de mantener escondido?  Pero el hecho que Yara Gutiérrez no tuviera familiaridad con aquel ambiente, me conmovió dejándome imaginar un mundo diferente y posible.


I luoghi dei Gutierrez: Yara


La ragazza non arrivava ad avere trent'anni. Indossava un vestito di lino rosso che si disegnava sul
suo corpo con garbo. Il suo sguardo, perso nell’aria che odorava di ricchezza, mostrava una espressione incerta, co­me se fosse stata sul punto di sorridere e poi avesse cambiato idea. I capelli erano cortissimi e avevano una tonalità particolare. Abituato a cercare la luce e le sfumature in ogni cosa, li avrei definiti gialli, piuttosto che biondi e le ciglia lunghe esaltavano la luce dei suoi occhi. Nessun inganno può competere con la semplice evidenza di due spalle dritte, del disegno armonico di una bella schiena e di un seno esuberante e provocante, come due montagne che sfidano un conquistatore. Malgrado il trucco, dalle pupille partiva uno sguardo ingenuo, delicato e questo accentuava la spontaneità del viso. Il taglio degli occhi, lasciava nell'aria un sapore di terre artiche e le labbra ben disegnate, contribuivano a disegnare antichi tratti delle steppe. L’appartenenza a un mondo lontano trovava conferma nella pelle candida e nella curva del mento delicato. Ma lo sguardo, gli occhi, le iridi blu mi colpirono più di ogni altra cosa e per un lungo momento la fissai, senza riuscire a distogliere lo sguardo, intuendo che Yara Gutierrez sbaragliava, in bellezza, tutte le altre donne, sorridendo a tratti, quasi volesse scusarsi pubblicamente per essere così bella e così incredibilmente attraente. Chiunque, guardandola avrebbe immaginato che fosse una donna soddisfatta e sicura di sé tanto sul piano personale quanto su quello sociale. Era la sua storia a parlare per lei, il suo modo di muoversi, di guardare, di assaporare il mondo. Solo nei giorni successivi, dopo aver stampato le foto della serata, mi accorsi che la sua particolarità risiedeva nella capacità di incantare l’interlocutore. Da quegli occhi si sprigionava una luce, un riflesso che mostrava una forza nascosta, profonda fino a farla sembrare calata a forza nel suo personaggio di donna ricca e importante. Occhi in grado di illuminare il mondo circostante e le persone che lo frequentavano. Forse per ammonirle di quello che sarebbe successo di lì a pochi mesi. Occhi capaci di mostrare un mondo che viveva nella penombra di fatiche lontane. Capire cosa nascondevano quegli occhi sarebbe stato impossibile, pensai guardando le mie fotografie. Passione? Rabbia? O un segreto da tenere nascosto? Ma il fatto che Yara Gutierrez non avesse familiarità con quell'ambiente, mi commosse, lasciandomi immaginare un mondo diverso e possibile.
(tratto da: Il Vento prima del Vento)