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venerdì 11 settembre 2020

I SEGRETI DI TRIPOLI - Seconda storia in Libia ai tempi del Fascismo

Tripoli. 11 settembre 1940: L’attacco italiano all’Egitto scattò sotto forma di avanzata frontale. L’Europa bruciava e intanto intonava con una sola voce Deutschland, Deutschland über alles, ma in Libia si ascoltava un’altra musica. Dopo la morte di Balbo, il comando delle operazioni era passato nelle mani del maresciallo Graziani che aveva chiesto subito rinforzi. Da Roma erano arrivate però solo parole di incitamento e le certezze di una vittoria sicura. Filippo Razzali, ex ufficiale dell’esercito italiano durante la pacificazione della Cirenaica, disertore e autoesiliato, viene rintracciato da un colonnello dei Servizi Segreti: “Per una faccenda che mi assilla nel profondo”. Alla domanda: “Perché proprio io?” – Razzali troverà presto la risposta grazie a una serie di indizi che lo condurranno dapprima nel deserto infuocato nell'oasi di Giarabub e poi nei segreti di Tripoli, la città in cui tutto sembra sotto controllo ma che può diventare da un momento all’altro una polveriera, sulle tracce di una sua vecchia conoscenza per riscattare un debito d’onore. Fra thriller e spionaggio, l’originalità della figura del capitano Razzali, paladino di principi solo in apparenza superati, è rappresentata dal rispetto dei principi morali e l’obbedienza agli ordini militari. Con una ricostruzione sapiente e drammatica tipica del giallo d’azione bellico, il mistero e il complotto si mescolano alla minuziosa ambientazione storica. Questo romanzo prosegue il filone letterario dell’autore nel tentativo di far luce nel pozzo profondo e spesso dimenticato della grande Storia d’Italia nella vicina terra libica, sponda dell’Impero voluto dal Duce, in cui il vizio e il malcostume la fanno da padrone.  

venerdì 11 gennaio 2019

Omaggio alla Revoluciòn


Ne sono sempre stato sicuro: la storia della Revoluciòn andava raccontata. E con essa il gioco di maschere, gli odi, le rivalse, il potere, le sopraffazione a danno dei molti per il previlegio di pochi. La Revoluciòn andava raccontata per non dimenticare le gesta di quegli uomini. Di sicuro per ricordare le vicende di un popolo indomito che avevano attraversato un secolo. Vale la pena servirsene per rimettere le cose al loro posto e ridare dignità a quella parte di mondo che combatte in silenzio, che soffre, con la sola compagnia della speranza di una vita differente. Ne sono sempre stato convinto: la Revoluciòn è stata un vento capace di alimentare questa speranza. E loro, i ribelli con le divise verde–oliva, erano stati gli aliti di questo vento, capace di accendere le speranze per una moltitudine di persone. Ne sono sempre stato sicuro: la Revoluciòn ha insegnato qualcosa a ognuno di noi: che tutti insieme possiamo cambiare le cose, iniziando dal basso, ognuno con la propria spinta, abbracciando la lotta del compagno che cammina al nostro fianco. Guardare indietro per immaginare il futuro e inventare nuove rivoluzioni”.

mercoledì 2 gennaio 2019

2 gennaio 1959. Abbiamo vinto la guerra. La rivoluzione comincia adesso

Durante la notte arriva Camilo alla testa della sua colonna; i due amici si incontrano nell'edificio dei Lavori pubblici mentre per la colonna di Camilo vengono preparati seicento panini e ventiquattro casse di birra Hatuey. Saranno loro i primi a muoversi verso L'Avana dove arriveranno la mattina intorno alle cinque. Nella notte all'Avana, dopo che si è saputo della fuga di Batista, gli studenti cominciano a concentrarsi, e sulla collina dell'università compaiono delle bandiere del 26 Luglio. La popolazione si riversa nelle strade, ci sono saccheggi nell'Hotel Biltmore, nel Sevilla Plaza e nei casinò. Milizie del 26 Luglio occupano le redazioni dei giornali batistiani, e per rappresaglia la polizia apre il fuoco sulle concentrazioni di civili nei quartieri bassi. Vengono liberati i prigionieri dal carcere del Principe. Nel caos i quadri urbani del 26 Luglio e del II Fronte cercano di coprire i vuoti di un potere molto precario, perché dopotutto ci sono ancora migliaia di soldati batistiani nelle caserme. I poliziotti abbandonano diverse stazioni, solo in alcune rispondono sparando alla pressione della moltitudine che si va radunando nelle strade. Alle due del pomeriggio l'ambasciatore statunitense Earl T. Smith, accompagnato da altri membri del corpo diplomatico, si riunisce con Cantillo (non con il presidente Piedra: non c'è dubbio su chi detenga il potere reale). Gli statunitensi cercano un'uscita dalla dittatura che non passi per Fidel e per il 26 Luglio ma che escluda i batistiani, tentando così, in modo molto goffo, di salvare le apparenze. Il settore su cui puntano per il ricambio è quello dei "militari puri", capeggiati da Barquin y Barbonet, che avevano cospirato contro Batista ed erano in carcere. Cantillo è docile alle pressioni e alle sette di sera fa uscire il militare dalla prigione di Isla de Pinos insieme al leader del 26 Luglio Armando Hart. La popolazione è per le strade. La festa popolare dilaga per Santa Clara, grida e pianti, i ribelli sono portati in trionfo dalla folla. Nella città liberata si balla e si canta, e si chiede anche la fucilazione dei torturatori catturati. Oltuski continua: «La notizia della resa dell'esercito della dittatura era corsa per tutta la città e migliaia di persone stavano convergendo nell'edificio in cui ci trovavamo. Sapevano che lì c'era il Che e nessuno voleva perdere l'occasione di conoscerlo. Fu necessario mettere delle guardie all'entrata per impedire che quella massa umana ci travolgesse. «Al piano di sopra fu organizzato un carcere provvisorio per i criminali di guerra delle forze repressive che, uno dopo l'altro, venivano scoperti e catturati dal popolo». Le fonti si contraddicono rispetto ai nomi e al numero, ma non c'è alcun dubbio che durante quelle prime ore della liberazione di Santa Clara il Che abbia firmato la condanna a morte di diversi poliziotti batistiani che la gente accusava di essere torturatori e violentatori. All'inizio si tratta di molti degli arrestati che avevano operato come cecchini nell'hotel di Santa Clara: Villaya, Félix Montano, José Barroso Pérez, Ramon Alba Moya, Mirabal. Aleida precisa che fu Marta Lugioyo, un avvocato del 26 Luglio, a redigere gli ordini di fucilazione, in accordo con il codice penale che vigeva sulla Sierra. A questo gruppo va aggiunto il comandante della guarnigione, Casillas Lumpuy, che era stato arrestato dalle truppe di Bord6n mentre tentava di fuggire dalla città. Non feci né più né meno di quello che esigeva la situazione: la condanna a morte di quei dodici assassini perché avevano commesso crimini contro il popolo, non contro di noi. Tra l'altro, Casillas non morirà fucilato ma lottando con una delle guardie che lo stanno portando all'esecuzione. La fotografia di Casillas, vestito con una camicia a quadri a maniche corte, che tenta di togliere il fucile al suo custode farò il giro del mondo. Due giorni dopo sarà fucilato il capo della polizia Cornelio Rojas, arrestato a Caibarién nel tentativo di fuggire. Mentre a Santa Clara i combattenti del Che e del Direttorio mantengono un ferreo controllo sulle armi e sulla situazione nelle strade, all'Avana la folla esercita una giustizia per molto tempo rimandata: una specie di vandalismo razionale e selettivo guida la gente che attacca le stazioni della Shell, di cui si diceva che avesse collaborato con Batista regalandogli dei carri armati, devasta i casinò, proprietà della mafia statunitense e del sottobosco batistiano, distrugge i parchimetri, uno degli affari loschi del sistema, assalta la casa dei rappresentanti del regime (in quella del sindacalista Mujal buttano dalla finestra l'impianto dell'aria condizionata). La perdita di controllo dell'apparato repressivo, che si va disgregando in pochi secondi con la fuga in massa dei quadri batistiani, genera un vuoto di potere che né Cantillo né Barquin riescono a riempire, di fronte al rifiuto di trattare delle forze rivoluzionarie. Vengono presi gli studi della televisione e davanti alle telecamere testimoni spontanei denunciano gli orrori della passata repressione batistiana. Alle nove di sera viene concordata la resa di Santiago. Fidel entra nella capitale d'Oriente, riceve il giuramento come presidente del magistrato Manuel Urrutia e annuncia che marcerà sull'Avana. Ripete la proclamazione di uno sciopero generale rivoluzionario. Radio Rebelde diffonde il divieto di consumare alcolici nelle città liberate. A Santa Clara il Che comincia a raggruppare i plotoni dispersi della sua colonna: vengono convocate le forze di Bordon e di Ramiro. Alcune macchine con altoparlante girano per la città chiamando a raccolta i ribelli della colonna. Il Che viene a sapere che alcuni combattenti si stanno impadronendo di automobili abbandonate dai batistiani fuggiti e, infuriato, ordina che vengano consegnate le chiavi. Non avrebbero buttato all'aria in un momento quello che l'Esercito ribelle aveva sempre avuto come norma: il rispetto per gli altri. Sarebbero andati all'Avana in camion, in autobus o a piedi, ma tutti allo stesso modo. Fa una ramanzina al giovane Rogelio Acevedo, che ha requisito una Chrysler del '58, e lo manda a prendere la sua vecchia jeep. In quelle ore riceve una comunicazione da Gutiérrez Menoyo, che mette a sua disposizione le truppe del II Fronte. Non c'era nessun problema. Demmo quindi istruzioni perché ci aspettassero, dato che dovevamo sistemare le questioni civili della prima grande città conquistata. Il combattente Mustelier chiede al Che il permesso di andare nell'Oriente per vedere la sua famiglia: il comandante della colonna risponde seccamente di no. «Ma Che, ormai abbiamo vinto la rivoluzione.»  «No, abbiamo vinto la guerra. La rivoluzione comincia adesso»



martedì 1 gennaio 2019

Le dodici e venti del 1 gennaio 1959. Finisce la battaglia di Santa Clara.


Il sole non è ancora sorto a Santa Clara. Nelle prime ore del mattino i giornali dell'Avana riportano un cablogramma della Associated Press in cui viene presentata la versione "ufficiale" dei fatti, ossia l'esatto contrario di quello che in realtà sta succedendo: «Le truppe governative appoggiate da carri armati e aviazione hanno schiacciato le forze ribelli in ritirata nei dintorni di Santa Clara e le hanno messe in fuga verso est fuori dalla provincia di Las Villas». Intanto nella caserma dello squadrone 31, i soldati hanno smesso di sparare. Dreke si avvicina con cautela. Una bandiera bianca spunta da una finestra. Rolando Cubela è tornato a combattere dopo una degenza lampo in ospedale. Il Che gli ha appena fatto arrivare un breve messaggio: Rolando, esigi una resa senza condizioni. Ti appoggerò con i rinforzi necessari. Saluti. Che. Lo squadrone 31 si arrende. Tra i soldati che si stanno consegnando corre voce che Batista è fuggito. I ribelli si guardano stupefatti. È tutto finito? Il capitano Milian, comandante delle truppe che si sono arrese, con il permesso dei dirigenti del Direttorio si mette in comunicazione con la caserma Leoncio Vidal utilizzando una radio a onde corte. L'ufficiale che gli risponde lo insulta. La popolazione scende per le strade e osserva felice i soldati sconfitti davanti alla facciata della caserma, su cui spiccano centinaia di fori di pallottola. I prigionieri vengono condotti davanti al Che, al comando ribelle. Anche il Gran Hotel sta per cadere. I cecchini, isolati al decimo piano, hanno saccheggiato il bar e sono costretti a bere caffè nei posacenere. Il capitano Zayas colloca un carro armato di fronte all'albergo e distrugge le finestre a cannonate. Le truppe del tenente Fernàndez iniziano l'assalto. I cecchini si arrendono. Escono dall'albergo con le mani in alto, fra gli insulti, una dozzina di poliziotti, spie e torturatori: Barroso, Montano, Alba, Moya, Campos Vives, El Tigre e il noto delatore Villaya. Rimane solo la Leoncio Vidal. Lì il comando è stato preso dal colonnello Candido Hernandez, in sostituzione di Casillas e Fernandez Suero che sono scappati. Dalla radio di una macchina requisita alla polizia il tenente Hugo del Rio si mette in contatto con il reggimento: l'ufficiale che gli risponde chiede una tregua. Del Rio ribatte che solo il Che gliela può concedere, ma accetta di cercare il comandante ribelle per informarlo della richiesta. Trova il Che al comando, in riunione con il geografo Jiménez e il dottor Rodriguez de la Vega. Dopo avergli raccontato quello che sta succedendo, accompagna il Che alla macchina della polizia e lo mette in comunicazione via radio con il reggimento. Il Che accetta di mandare Jiménez e Rodriguez de la Vega a un colloquio con il colonnello Hernandez. Poco dopo quest'ultimo chiede una tregua a tempo indeterminato, e gli emissari del Che rispondono che non esiste altra possibilità che la resa senza condizioni. Il colonnello Hernandez ribatte dicendo di avere già perduto nella battaglia suo fratello e suo figlio e di aver servito anche troppo la patria, quindi lascia il comando e la decisione ai suoi ufficiali superiori. Nùfiez e Rodriguez accompagnano il Che che sarà molto secco con il nuovo comandante del reggimento. Pare che abbia detto: «Senta, comandante, i miei uomini hanno già parlato della questione con il comando. La scelta è: o resa senza condizioni o fuoco, ma fuoco sul serio. Senza nessuna tregua. La città ormai è nelle nostre mani. Alle dodici e trenta darò l'ordine di ricominciare l'attacco con tutte le nostre forze. Prenderemo la caserma al prezzo che risulterà necessario. Voi sarete responsabile del sangue che sarà versato. Inoltre dovete sapere che c'è la possibilità che il governo degli Stati Uniti intervenga militarmente a Cuba, e se è così il vostro reato sarà più grave, perché appoggerete un'invasione straniera. In questo caso non resterebbe che darvi una pistola in modo che possiate suicidarvi, perché sapendo questo sareste colpevoli di tradimento nei confronti di Cuba». Il comandante Fernàndez torna a conferire con i suoi ufficiali. Nei posti di guardia avvengono diserzioni, e soldati e ribelli fraternizzano. I militari esitano. Dato che mancano pochi minuti allo scadere dell'ultimatum e i ribelli hanno il colpo in canna, accettano una resa negoziata, in modo che sia loro permesso di abbandonare la caserma disarmati per essere mandati all'Avana via Caibarién. Viene loro precisato che coloro che hanno commesso atrocità contro la popolazione resteranno esclusi dall'accordo. Mentre all'esterno della caserma ha luogo la trattativa e mancano dieci minuti alla ripresa del fuoco, spontaneamente i soldati cominciano a gettare a terra le armi e ad avanzare disarmati verso i ribelli.
Sono le dodici e venti del l gennaio 1959. Con la caduta della caserma Leoncio Vidal finisce la battaglia di Santa Clara.


lunedì 31 dicembre 2018

Il 1958 sta per finire. La dittatura di Batista anche


Il sole non è ancora sorto a Santa Clara. Nelle prime ore del mattino i giornali dell'Avana riportano un cablogramma dell'Associated Press in cui viene presentata la versione "ufficiale" dei fatti, ossia l'esatto contrario di quello che in realtà sta succedendo: «Le truppe governative appoggiate da carri armati e aviazione hanno schiacciato le forze ribelli in ritirata nei dintorni di Santa Clara e le hanno messe in fuga verso est fuori dalla provincia di Las Villas». Si combatte davanti al Gran Hotel, dove al decimo piano c'è una dozzina di cecchini, poliziotti, membri dell'odiato SIM, il Servicio de inteligencia militar, torturatori, che usano anche gli ospiti come scudo umano rifiutando di lasciarli uscire dall'albergo. Dal parco e dagli edifici di fronte si spara contro di loro. Alberto Pernandez guida un gruppo che va a incendiare il secondo piano con le molotov. I cecchini sono intrappolati nell'albergo, non hanno cibo e l'acqua è stata loro tagliata. Ma dall'alto hanno ferito molti civili e miliziani che attraversavano il parco e hanno ancora munizioni. La squadra del minore degli Acevedo, Enrique, partecipa a una "gara di rottura delle finestre" con i cecchini batistiani. Si combatte con lo squadrone 31. Le cannonate dei carri armati distruggono l'edificio della Canada Dry e diverse villette limitrofe da cui i ribelli sparano contro la caserma. Sempre più da vicino. A metà pomeriggio di quel 31 dicembre, il comando del Che riceve, attraverso la sua stazione radio, la notizia che Yaguajay si è arresa alle truppe di Camilo. Adesso quelle forze sono disponibili per l'assalto finale alla Leoncio Vidal. Alle dieci di sera Casillas Lumpuy si mette in comunicazione con Batista, gli dice che la città sta per cadere in mano ai ribelli e che ha urgente bisogno di rinforzi. Non ottiene dal dittatore neppure una falsa promessa. Durante la notte, dopo aver arringato soldati e ufficiali esigendo da loro una resistenza eroica, si traveste con un cappello di paglia e un vestito da civile e, dicendo che deve fare un'ispezione nella provincia, scappa dalla caserma con il capo delle operazioni, Fernandez Suero. 
Ormai ai batistiani restano solo tre sacche armate: il Gran Hotel, la caserma dello squadrone 31 e la Leoncio Vidal. Il Che sa che da un momento all'altro Fidel darà inizio all'offensiva finale su Santiago de Cuba e ha fretta di spazzar via quei tre punti di resistenza. Il 1958 sta per finire.
(Tratto da : Senza perdere la tenerezza di PIT II)

venerdì 28 dicembre 2018

28 dicembre 1958 - Santa Clara


Il 28 dicembre sarà il giorno decisivo per la battaglia di Santa Clara. Quella notte il Che non dorme: con una scorta percorre la strada ferrata cercando di trovare il punto debole del treno blindato e sceglie il luogo in cui togliere le rotaie. Dice ad Aleida di procurare un caterpillar e lei, non sapendo cosa sia, annota «catres, palas, pilas» (brandine, pale, batterie), per la qual cosa verrà poi abbondantemente presa in giro. Poco prima dell'alba, utilizzando un caterpillar giallo D-6 dell'istituto di agraria dell'Università di Santa Clara, i ribelli rimuovono un tratto di rotaie a circa quattro chilometri dal punto in cui si trova il treno: in quel modo gli impediscono di retrocedere verso le installazioni della caserma Leoncio Vidal. Il capitano Acevedo ricorda: il Che «a volte faceva delle cose, oppure ordinava di fare qualcosa, di cui non capivamo immediatamente il senso, ma che erano il frutto del suo grande intuito militare». Una volta isolati il treno e la Loma del Capiro, dove hanno preso posizione diversi soldati, il Che ordina di proseguire l'avanzata verso il centro della città. Il plotone suicida viene mandato ad attaccare la stazione di polizia, quello di Acevedo a combattere nella zona del tribunale e del carcere, e il piccolo plotone di Alberto Pernandez verso il Gran Hotel. Al plotone del capitano Zayas viene ordinato di combattere contro i soldati che si trovano sulla Loma del Capiro, e al capitano Alvarez di fare da rinforzo ai combattenti del Direttorio che affrontano le forze dello squadrone 31 e la caserma Los Caballitos. Il plotone della riserva, al comando del tenente Rivalta, riceve l'ordine di entrare nel quartiere del Condado e di attaccare l'edificio Raul Sànchez e l'edificio Marti, e di esercitare un'azione di contenimento delle forze della Leoncio Vidal. Isolare la forza centrale, attaccare le concentrazioni più deboli: è lo schema guevariano dell'ultimo mese. Le truppe del Che entrano a Santa Clara. Se il plotone di Rivalta sa dove va, perché il suo tenente è nato in quel quartiere, lo stesso non si può dire per le forze di Acevedo, che avanzano lungo il marciapiede opposto; e neppure per il plotone suicida, che si trova del tutto disorientato a Santa Clara. Lo stesso Che ha dovuto ricorrere ai leader della struttura clandestina per farsi guidare nella città senza luce, in particolare all'inestimabile aiuto di Aleida March. Così, un esercito di straccioni barbuti che sembrano fantasmi attraversa la città nelle ore notturne. Santa Clara è adesso divisa in due. All'alba del 29 l'infiltrazione aveva già dato risultati, i ribelli erano sparsi per tutta la città. Anni dopo, forse ricordando quella notte, il Che dirà: Il combattente guerrigliero è un combattente notturno, e con questo voglio dire anche che possiede tutte le qualità dell'animale notturno ...
Ripresosi dalla sorpresa iniziale, l'esercito batistiano riesce a mobilitare le sue truppe, a dispiegarle e ad affrontare con un contrattacco i guerriglieri, che supera in proporzione schiacciante per numero e potenza di fuoco. O ci riuscirà, oppure il fronte invisibile del Che, l'inesistente prima linea che ha creato con l'infiltrazione, andrà consolidando le proprie posizioni, isolando le ridotte, immobilizzando i soldati e conquistando l'appoggio della popolazione. Un paio d'anni dopo il Che scriverà nella Guerra di guerriglia una frase che farà impazzire i teorici militari, una frase piena di umorismo: Non esistono prime linee determinate. La prima linea è una cosa più o meno teorica. Quei giorni di dicembre nessun cartografo avrebbe potuto tracciare la linea divisoria che separava soldati e ribelli: la linea non esisteva. Compenetrati, mescolati al paesaggio urbano, i ribelli avevano spezzato il cordone difensivo del colonnello Castillas e gli si erano infilati in casa. All'alba le truppe del Direttorio che attaccavano la caserma Los Caballitos iniziano un nuovo avvicinamento. Rolando Cubela viene ferito da una raffica di mitragliatrice. Gustavo Machin Hoed prende il comando dell'offensiva. Nel frattempo la città è di nuovo alla mercé delle bombe. Due B-26 bombardano e mitragliano. Il giornalista [osé Lorenzo Fuentes testimonia: «Gli abitanti delle zone in cui si combatteva abbandonavano le case spaventati. Vecchi, donne e bambini vagabondavano per la città con i loro fagotti sotto braccio, in cerca di un rifugio sicuro per salvarsi la vita. La fame, la sofferenza e il terrore segnavano i loro volti. La mitraglia degli aerei si riversava sui tetti, e diversi civili restavano feriti o uccisi. Molti cadaveri dovevano trovare sepoltura nei cortili delle case, senza neppure una bara. Un bambino di dodici anni fu colpito dalla mitraglia in pieno petto e i genitori non riuscirono nemmeno ad avvicinarsi a lui».
(tratto da Senza perdere la tenerezza di PIT II)


giovedì 27 dicembre 2018

Si avvicina l'ora di Santa Clara.


Si avvicina l'ora di Santa Clara. Il giorno 27 il centro decisionale della rivoluzione a Las Villas si installò provvisoriamente nel Gran Hotel Tullerias di Placetas, un albergo di paese fondato nel 1912 il cui nome suggeriva qualcosa di molto lontano dalla realtà. Il proprietario aveva ordinato di fare pulizia per dare ai ribelli una stanza in buono stato. Il Che occupò fugacemente la stanza numero 6 e utilizzò la 22, a sinistra delle scale, come quartier generale. Quella sera, alla luce di una lampada a petrolio, dato che l'elettricità era stata tagliata, Guevara si riunì con il suo secondo Ramiro Valdés, e con il comandante del Direttorio Rolando Cubela per trovare una soluzione al problema militare più rischioso di tutta la sua vita di combattente: l'attacco a Santa Clara. Il Che si trovava di fronte l'alternativa di aspettare che le truppe di Camilo prendessero Yaguajay e quelle di Faure occupassero Trinidad, e che poi entrambe convergessero su Santa Clara, oppure avanzare verso la città con le forze ridotte della colonna 8 e del Direttorio. L'organizzazione clandestina e persino la UPI, con un cablogramma che li informava che Batista avrebbe inviato altri duemila uomini a Santa Clara, avevano fornito loro abbondanti informazioni sulle truppe che avevano di fronte: il treno blindato con i suoi trecentottanta soldati, mortai, un cannone, bazooka e mitragliatrici; la guarnigione della, Leoncio Vidal, la principale caserma della provincia, con milletrecento uomini, carri armati e autoblindo; una guarnigione nell'aeroporto, la caserma dello squadrone 31 della guardia rurale, con duecentocinquanta o trecento guardie, carri armati e autoblindo; la stazione di polizia, con quattrocento uomini tra poliziotti, informatori e soldati, con due carri armati, due autoblindo e un'altra serie di piccoli distaccamenti che riunivano più di duecento soldati. In totale quasi tremiladuecento batistiani, ai quali si doveva aggiungere l'appoggio attivo dell'aviazione. Il massiccio presidio della città era dovuto al fatto che vi si erano rifugiate le truppe di diverse caserme, e che Batista riteneva che, in caso fosse caduta Santiago, Las Villas avrebbe potuto frenare i ribelli nel cuore dell'isola. Il Che era particolarmente preoccupato perché avevamo un bazooka senza proiettili e dovevamo batterei contro una dozzina di carri armati, ma sapevamo anche che per farlo dovevamo arrivare nei quartieri più popolosi della città, dove il carro armato perde molta della sua efficacia. Per effettuare l'attacco il Che contava su sette plotoni, per un totale di duecentoquattordici uomini, un centinaio di uomini della colonna del Direttorio e un'altra cinquantina di reclute di Caballete de Casa, guidate da Pablo Rivalta, che erano appena state armate, alcune delle quali ex combattenti del II Fronte passati al 26 Luglio. Quasi nove soldati per ciascun ribelle, e le forze del Che sarebbero andate all'offensiva. I manuali militari avrebbero concordato nel dire che il comandante Che Guevara stava preparando una follia. Tratto da: Senza perdere la tenerezza di PIT II)

venerdì 21 dicembre 2018

Celebrando la Revolucion


Al Circolo Prc – Appio, con Mauricio Duque Martinez funzionario dell’Ambasciata di Cuba in Roma, e i compagni di Rifondazione Comunista abbiamo celebrato i 60 anni della Rivoluzione fidelista. Il lascito di Fidel “Rivoluzione è cambiare ciò che va cambiato” è stato il punto culminante del dibattito. Dunque non solo un racconto, attraverso “La saga dei Gutierrez” delle rivoluzioni del popolo cubano ma anche il tentativo di attualizzare la necessità del cambiamento. Solo con il coraggio e la forza morale si possono cambiare le cose, spazzando via ipocrisie di comodo senza chiudere gli occhi davanti alle brutture del mondo, evitando ciò che la rivoluzione cubana in questi 60 anni non ha mai dimenticato: la Solidarietà nella lotta.

domenica 25 novembre 2018

Prensa Latina: Homenaje a Fidel

Roma, 24 nov (PL) El segundo aniversario de la desaparición física del líder histórico de la Revolución cubana, Fidel Castro, fue recordado hoy aquí por el Círculo Gino Doné, de la Asociación Nacional de Amistad Italia-Cuba (Anaic).
El acto se efectuó en la Biblioteca Popular de la localidad de Santa María delle Molle, centro urbano de la ciudad romana de Marino, donde radica la representación de la Anaic que lleva el nombre del partisano italiano expedicionario del yate Granma.
Durante la actividad, el escritor Roberto Fraschetti se refirió al hilo central que enlaza la trama de sus cuatro novelas -'Tabaco' (2011), 'Luna llena' (2014), 'El canto de las nubes' (2017) y 'El viento antes del viento' (2018)- dedicadas a momentos relevantes de la historia de Cuba.
A través de imágenes y piezas audiovisuales de apoyo, con destaque para la vida y obra de Fidel Castro, Fraschetti dialogó con el público en la presentación de la cuarta obra de la serie, la cual concluye con el triunfo revolucionario del 1 de enero de 1959.
El encuentro sirvió además para profundizar en el conocimiento sobre el proceso de elaboración y amplio debate popular del proyecto de nueva Constitución de la isla, el cual será sometido a referendo el 24 de febrero del próximo año.
A nombre de los organizadores del homenaje habló el secretario del Círculo, Mauro Avello, quien calificó a Fidel Castro como el más grande estadista de la historia contemporánea.

Il lascito di Fidel

A due anni dalla scomparsa fisica del Comandante Fidel Castro, le sue parole risuonano forti e chiare. “Revolución es sentido del momento histórico; es cambiar todo lo que debe ser cambiado”.
Ma cosa facciamo noi per applicare alla vita di ogni giorno questi concetti?
Non basta andare sulla sua tomba e alzare il pugno, o marciare compatti in fila per tre con gli sguardi duri e le bandiere al vento. Le ipocrisie di certi atteggiamenti autoreferenziali servono solo a coprire di ridicolo coloro che, in mancanza di cultura politica, cercano un posto al sole mentre evitano di vedere le azioni dei compagni che lottano in altre acque. Non si è forse ugualmente colpevoli, quando con ignavia si grida: “Cosi fan tutti”?
Pensiamo di sì e dal canto nostro continueremo a seguire gli insegnamenti del Lider Maximo Fidel, abbandonando alle parate inutili certi ambigui compagni dai metodi fascisti e l'aria marziale, convinti sostenitori di Lenin che a forza di marciare a occhi chiusi non si sono accorti che sostengono sì un Lenin ma quello ecuadoregno Moreno.

mercoledì 30 maggio 2018

Le verità sulle elezioni venezuelane del 20 maggio 2018


Ho girato queste immagini in collaborazione con il "Comitato Italia Venezuela Bolivariana". Quattro persone che hanno partecipato alle elezioni venezuelane del 20 maggio 2018 hanno accettato di raccontare la loro esperienza. Sono quattro italiani inviati a Caracas dall’Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela di Roma, dopo che l'Onu si è rifiutato di inviare i propri osservatori. Suona strano il rifiuto di una struttura come l'Onu che dovrebbe essere super partes e che invece ubbidisce ai diktat degli Stati Uniti che fortemente osteggia la rivoluzione bolivariana del Venezuela. Non di meno è strana la metodologia usata dai media nazionali che hanno ripetuto come fosse una verità assoluta le affermazioni secondo cui le elezioni non sarebbero state sono regolari. Altrettanto strano è il fatto che tutto questo è stato raccontato senza citare le fonti. Rimane in sospeso la domanda: chi scrive le veline che vengono poi passate ai giornali? Perché le maggiori testate italiane non hanno inviati in loco e preferiscono invece usare il tasto copia/incolla?

Le parole degli inviati nel filmato contraddicono in toto le parole dei giornali che riporto di seguito:

Da Repubblica del 21 maggio 2018
Il partito al potere ha mobilitato i suoi militanti che vicino, e spesso davanti ai seggi, hanno richiesto il “Carnet de la Patria”, la tessera annonaria che garantisce gratis una serie di prodotti alimentari, come dimostrazione di fedeltà. Se voti bene, quindi Maduro, potrai ancora mangiare. A chi ne era sprovvisto l’hanno promessa. In cambio, ovviamente, di un voto. La pressione era sfacciata, violava una delle regole più elementari delle elezioni.

Da Il Fatto quotidiano del 20 maggio 2018
Molti venezuelani sono combattuti tra l’andare a votare o astenersi, proprio per la mancanza di trasparenza nel voto. Secondo quello che denuncia l’opposizione infatti, il voto non sarà segreto, visto che si voterà con il ‘carnet della patria’, una sorta di ‘carta di razionamento elettronica’ grazie alla quale si riceverà una borsa con generi alimentari solo se si vota per Maduro. 

Da il Giornale del 21 maggio 2018
Maduro ha minacciato i dipendenti pubblici che avrebbero perso il posto di lavoro se non andavano a votare e alle classi più umili la narco-dittatura ha detto che avrebbe tolto loro quel poco cibo gli distribuisce.

mercoledì 2 maggio 2018

XXII edizione della Festa del libro e della lettura di Ostia


Il 7 aprile 2018 sono stato invitato alla XXII edizione della Festa del libro e della lettura di Ostia che in questa occasione ha avuto come tema ‘Le nostre radici, il nostro futuro’. La festa del Libro organizzata dall’associazione Clemente Riva non è solo uno scambio di libri o una raccolta fondi ma un momento di scambi culturali, di opinioni e di idee sempre più necessari in un mondo in cui si vive sempre più connessi e si ha sempre più la sensazione di essere soli.
Davanti a un pubblico interessato ho avuto modo di parlare del mio ultimo lavoro “Il canto delle nuvole” e di raccontare di un mondo non così lontano, la Cuba del 1933, focalizzandomi sulle analogie con la cronaca contemporanea che ha segnato la storia di Ostia e dunque di Roma.  
Ecco, in questo testo c’è la Ostia scomoda, quella mistificata da senatori corrotti, da giornalisti che vendono le proprie fonti, da impresari teatrali arrivisti e da vecchie ballerine di flamenco alla deriva come balene spiaggiate, e naturalmente l’idealismo e la solitudine di chi lotta contro un regime. Un libro che ci riguarda…


sabato 17 marzo 2018

Semilla y Viento

Alcuni associano una Rivoluzione ai semi che, piantati, crescono e si moltiplicano. A me piace immaginarla come una brisa, un vento leggero che prima o poi diventa uragano. Come che sia, ogni rivoluzione, insurrezione o movimento sociale, è composto da donne e uomini che, come dice il mio “Miguel” non si accontentano di sognare un mondo diverso ma lo pretendono. Anche a costo della loro stessa vita!  




mercoledì 14 marzo 2018

A Napoli... a Napoli


Venerdì 16 marzo 2018 sarò ospite del Consolato Venezuelano di Napoli. Con gli amici che interverranno parleremo naturalmente di Cuba e soprattutto della mia breve ma intensa incursione nella Repubblica Bolivariana del Venezuela.... Sarà un momento di festa... como una brisa legera perchè come ha detto il Comandante Eterno: "L’allegria non deve mai mancare… porque lo que nos trajo fue generosidad, bondad y felicidad”.

domenica 11 marzo 2018

QUATTROCENTO DELEGATI DA TUTTO IL MONDO PER ESPRIMERE SOLIDARIETA' AL GOVERNO DELLA REPUBBLICA BOLIVARIANA DEL VENEZUELA

Caracas 5 – 8 marzo 2018
Quattro giorni di incontri intensi nella capitale bolivariana che ci ha accolto con una pioggerella fina e l’aria calda e appiccicosa. La prima tappa obbligata è stata la visita alla tomba del Comandante Eterno Ugo Chavez. Sobria ed essenziale rappresenta appieno la personalità di chi ha anteposto il bene di un popolo agli interessi personali. Il giorno successivo è stato un susseguirsi di incontri nel Teatro Teresa Carreño. A rendere l’atmosfera bollente sono state le parole del ministro degli esteri Jorge Arreaza che ha ricordato il comandante Hugo Chávez sottolineando che “l’allegria non deve mai mancare… porque lo que nos trajo fue generosidad, bondad y felicidad”. Il cancelliere ha ricordato i piani di destabilizzazione contro la nazione latinoamericana nel 2017, con la promozione della violenza di settori legati alla borghesia e finanziati dalla destra con il tentativo fallito di rovesciare il Governo democraticamente eletto e dunque la volontà popolare.
L’ovazione maggiore è stata per Delcy Rodriguez, la Presidenta de la “Asemblea Nacional Constituyente de Venezuela (ANC)” che ha salutato i 400 rappresentanti tra applausi e canti. Insieme alla giornalista e scrittrice Stella Calloni, Delcy Rodríguez, ha enumerato la cronologia degli ultimi successi del suo paese sia da un punto di vista sociale (2 milioni di case popolari consegnate al popolo) sia dal punto di vista legislativo (convocazione dell’organo che lei stessa presiede). Ha proseguito ricordando i ripetuti attacchi degli Stati Uniti contro il Governo di Nicolás Maduro grazie a un dichiarato “terrorismo finanziario” dopo che sono falliti i tentativi di alimentare le violenze nelle strade e i blocchi della distribuzione dei beni principali, con l’obbiettivo di dichiarare il governo di Maduro inaffidabile. La Rodriguez ha concluso parlando delle prossime elezioni del 20 maggio.
Nei giorni successivi abbiamo partecipato ai tavoli programmatici:
Mujeres: Lotta di genere presentato dalla ministra “de las Mujeres” Blanca Eekhout che ha rivendicato il socialismo femminista.
Trabajadores: La difesa dei diritti sociali davanti alle avanzate del mercato libero, presentato da Jacobo Torres.
Jóvenes: obbiettivi e mezzi per assicurare il futuro dei giovani, sessione condotta da Pedro Infante.
Intelectuales: l’essenziale apporto degli intellettuali alla rivoluzione bolivariana, presentato da Gastón Fortis.
Poder y Comunicación: Le strategie per affrontare la guerra delle false notizie create ad arte dagli Stati Uniti e ribattute in tutto il mondo senza capacità critica dai media occidentali oltre alla necessità di creare una rete informativa alternativa internazionale presentato da William Castillo.
L’ultimo giorno, sempre nel teatro Teresa Carreño, si è svolto l’incontro con il Presidente Nicolas Maduro. Circondato da imponente servizio d’ordine, Il Presidente ha ringraziato i numerosi delegati latinoamericani, i 43 de América del Nord, 19 de África, 34 de Europa, e della Oceania.
Ha denunciato che la pressione che il Governo degli Stati Uniti sta facendo sul Segretario Generale della Organizzazione delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, affinché questo organismo non invii gli osservatori internazionali per le prossime elezioni del 20 di maggio. Il Presidente ha ricordato che il Venezuela è un esempio di democrazia nel mondo e che la Patria Grande voluta da Simón Bolívar conta un sistema elettorale transparente, come dimostrano le numerose elezioni (24 in 19 anni) e come ha riconosciuto il mondo intero, grazie a esperti di tutte le aree geografiche.
Di seguito ha raccontato, con parole semplici, quelli che saranno gli obbiettivi del prossimo quinquennio, annunciando che è in costruzione un altro milione di appartamenti popolari da distribuire ai cittadini e che spera di arrivare a quota cinque milioni di appartamenti. Ha concluso tra gli appalusi con una domanda: “Forse nel mondo occidentale e ricco esiste uno stato che fa questo? ” 
Alla fine i delegati hanno sottoscritto una dichiarazione volta a testimoniare l’adesione al Governo Bolivariano del Venezuela. La dichiarazione letta da Ana Esther Ceceña, reppresentante de la Red de Intelectuales, afferma che: “Reafirmamos nuestro apoyo militante al pueblo venezolano, a la Revolución Bolivariana y al Gobierno Bolivariano encabezado por Nicolás Maduro” – concludendo così l’incontro mondiale “Todos Somos Venezuela”.

sabato 27 gennaio 2018

IL CANTO 'INTERROTTO' DELLA RIVOLUZIONE IN ITALIA



Alla vigilia dei 165 anni dalla nascita di José Martí, politico, scrittore, rivoluzionario, leader del movimento per l'indipendenza cubana, uno dei più grandi eroi nazionali, il mio romanzo “Il Canto delle Nuvole” ha fatto da sfondo per un dibattito intenso e profondo sulle rivoluzioni cubane e il ruolo della Cultura («La Cultura è un’arma , non un fronzolo. È necessario essere colti per essere liberi» - José Martí). E’ stata l’occasione per dibattere sul ‘canto interrotto italiano’ e sul perché i cubani siano in perenne cammino rivoluzionario.

Sono intervenuti, oltre all’autore:

Gioacchino Assogna (Pres. Centro Anziani ‘Lo Scariolante’)

Marco Papacci (Vice Presidente Ass. Amicizia Italia-Cuba),

Geraldina Colotti (Giornalista, scrittrice ed esperta di America Latina)

Ivan Collini (Patria Socialista)

Donato Di Stasi (Docente di Lettere e critico cinematografico)

e rappresentanti dell’Ambasciata di Cuba a Roma e dell’Informazione cubana.

Questo il regalo più bello:

Ciao Roberto,

Mi è piaciuto tanto l'incontro di oggi

con te e i tuoi amici.

Grazie per questo risveglio di coscienza
(Antonella)


LE FOTO DELL'EVENTO

lunedì 21 dicembre 2015

Luna Nuova ospite dello 0(2)9

Le richieste divennero sempre più pressanti: “E se poi il malocchio ti si ritorce contro?” – le aveva detto preoccupato. “Perché dovrebbe? Io voglio essere protetta dalla ’nganga”.
“Tu non lo sai cos'è che muove lo stregone, ti può entrare dentro. E poi chi lo caccia più? Io no di certo”.
“Quante storie! - sbottò - Se sei così legato a lui saprai come farmi ricevere da lui. Altrimenti vuol dire che sei un buono a nulla”.
Era ossessionata dal desiderio di conoscere il segreto di tale forza del giovane e cominciò a trascurare il marito: “Allora, questo rito di iniziazione con cui ti leghi a un morto ti dà un potere immenso?”
“Certo, puoi ottenere tutto ciò che vuoi, conquistare ogni cosa possi­bile e immaginabile e perfino diventare invisibile, come riesce a fare qualche stregone.
"Ma io non voglio conquistare le cose...io voglio vendetta... e voglio che tutti gli orishas siano dalla mia parte ...a chi tocca tocca!"


giovedì 17 dicembre 2015

Viva Miguel ospite de l'AER - Associazione Ecologica Romana




Ho avuto modo, oggi, di raccontare le vicende di Miguel e la sua lotta contro lo sfruttamento di Pacha Mama (Madre Terra) e dell’Amazzonia, nello splendido scenario dell'Orto botanico di Roma. Quaranta minuti per raccontare il viaggio di un personaggio straordinario e dei suoi amici Esmeralda, Reynaldo e Padre Josè dalla capitale Boliviana fino a Rurrenabaque, sperduto paese bagnato dal Rio Beni che scorre all'interno del Parco Nazionale del Madidi. Un viaggio suggestivo e come sempre seguito dalle persone intervenute a cui ha fatto seguito l'intervento del Prof Franco Tassi che ha raccontato la sua esperienza sul Rio delle Amazzoni. Sono passati molti anni da quel viaggio ma raccontarlo mi fa ancora venire i brividi. Grazie!

martedì 29 settembre 2015

Nera alla Spiaggetta

Non sempre è facile trovare la forza per presentarsi in pubblico. L'argomento non è dei più facili perchè si sa, noi gente di tecnologia avanzata e calcio in tv, facciamo fatica a voltarci indietro a guardare quello che siamo stati per evitare gli stessi errori in questo presente. Questo libro in fondo non è altro che una denuncia, un tentativo di rivisitare un passato che noi vorremmo dimenticare. Un modo per coinvolgere donne e uomini di buona volontà a esporsi, a conoscere la Storia per dare un giudizio. Per questo il lungo narrare del vecchio Abdu termina con un domanda per niente retorica a cui tutti i lettori sono chiamati a rispondere: "Colpevole o innocente?"
Questo è il testo "Nera delle dune". Un tentativo di riflessione. E questo è il mio impegno di scrittore. Il tentativo cioè di sollevare dubbi, di lanciare nell'aria provocazioni. Di tentare di sviluppare riflessioni sulla cultura di un popolo nel momento in cui la cultura è usata dai soliti noti per strumentalizzare - o peggio - nascondere i loro misfatti. Pongo a tutti voi, signori, lo stesso quesito : Come giudicare gli uomini e le donne che trascinano la città nel fango per nascondere le loro malefatte: colpevoli o innocenti? (Questa sì che è retorica!)

giovedì 17 settembre 2015

SU!SBURRA - SESSO, SANGUE E SOLDI NELLA OSTIA ANTIMAFIOSA



Avete comprato Suburra? Pensavate che con Suburra nessuno fosse più innocente? Niente di più falso. Ad Ostia, l'unico municipio commissariato per Mafia, il romanzo SU’SBURRA di Nero Come vi racconterà tutta la verità dell'innocenza degli angeli, di asini con i braccialetti alle zampe, di labbra calde in cerca di padrone, camalli, omossessuali e di nani e ballerine in questo immenso teatro che è diventata la città in mano ai faccendieri della politica. Niente sarà più come prima. Qualche ‘assaggio’ sul blog di Nero Come. Presto l’uscita del romanzo in piazza Gasparri e poi in ogni angolo di Ostia.